Todesco p. Giuliano

Missionario della diocesi di Jales (SP)

Nato a Lamon il 06.04.1932

 

Con 10 anni di sacerdozio alle spalle, nel 1966 è partito da Genova per il Brasile, ad Araras, dove ha lavorato per due anni. Trasferito poi come parroco a Santa Rita Do Passa Quatro, nel 1970 è stato successivamente richiamato in Italia, per essere parroco a San Giobbe di Venezia, fino al maggio 1972, quando la congregazione canossiana lo autorizzò a lavorare nella diocesi di Jales (SP). Ha prestato servizio in diverse parrocchie della diocesi, e vi risiede ancora oggi, a Santa Albertina dal 2005.

 

Questa è la vita del missionario..

            «Non passa ora senza che una persona mi cerchi, mi telefoni, bussi alla porta della mia casa o dell’ufficio parrocchiale, mi fermi per strada per chiedermi una manciata di riso per sé e per i figli, per raccontarmi di aver perso il lavoro e l’abitazione, per piangere per essere stata abbandonata dal marito o violentata, o per aver visto il padre ubriaco colpire brutalmente i bambini. Vivo immerso nel problemi della mia gente si può dire “a tempo pieno”. Sempre vi sono problemi nuovi e difficoltà che sembrano insormontabili, ma si vivono anche momenti profondamente significativi di catechesi, di celebrazioni liturgiche ben partecipate, di incontri di vera fraternità con l’annuncio del Vangelo: l’unico che può far nascere una società più giusta. Quando stendo una mano, quando dico una parola di conforto, quando intervengo materialmente e do fiducia a chi è disperato, quando faccio catechesi o celebro l’Eucarestia, lo faccio anche a nome vostro. Da solo non potrei assumermi niente o ben poca cosa. Questa è la vita del missionario: una vita dura, stressante, ma anche meravigliosa. Questa è la mia vita.»

Santa Albertina, 23 Settembre 2005

Visita le famiglie.. e così si cammina..

            «Nella parrocchia dove mi trovo dal febbraio scorso, Santa Albertina, le cose stanno camminando, anche se con grosse difficoltà. Ho incominciato a visitare le famiglie, specialmente quelle di periferia, sempre preoccupato di decentralizzare le nostre attenzioni. Mi muovo sempre in bicicletta, che mi permette un contatto facile e semplice con la gente che non ha mai visto il prete nei loro bairros. Ho trovato una situazione familiare spaventosa. Non esistono norme etiche e meno ancora cristiane. Se su 10 famiglie ne trovi una a posto è un miracolo. Nel mese di ottobre realizzeremo la prima missione in un bairro, il più abbandonato, povero e bisognoso di attenzione, con visite ben organizzate, con l’obiettivo di conoscere la situazione sociale, morale, religiosa, in vista di altre tappe più impegnative.

Ho piena coscienza che sono missionario e devo promuovere la persona a partire dallo spirito che diventa catapulta per il resto. Per questo, ho dato totale attenzione ai gruppi di famiglia, ai catechisti, per i quali mi preoccupo con formazione mensile; ho formato nientemeno che 41 equipe di liturgia, che animano le celebrazioni con grande creatività, animazione e dedicazione. Abbiamo, fin dall’inizio, dato importanza alla comunicazione, per tutte le famiglie, non solo quelle che frequentano, distribuendo a tutte loro un bollettino bimensile “Voz Santalbertinese”. Ho messo in piedi un equipe di comunicazione per la Ave Maria serale. Sono i laici che la portano avanti tutti i giorni, eccetto il mercoledì e il venerdì, lasciati a me. Vedere con che animo, cariño, dedicazione e competenza lo fanno! La musica fa parte integrante le popolo brasiliano: chitarre, pianole, batterie. Per questo stiamo montando corali di bambini e adulti.

E così si cammina, nella speranza che siano sementi che, un giorno o l’altro, germoglino. Per tutto questo, conto sull’aiuto di varie persone. Io sono un marinaio solitario, così mi hanno sempre chiamato, e non ho alle spalle nessuna istituzione che mi appoggia. Molto è frutto della mia caparbietà lamonese che non si arrende mai e poi mai, principalmente quando le difficoltà sono grandi. Allora i denti si stringono finché si muore. Ma il Signore è la mia forza e il mio canto.»

2006

L’ambiente e i rapporti con la gente..

«L’ambiente è di estrema povertà, senza servizi. Tutti se ne vanno di qui, appena possono: se ne vanno in cerca di lavoro. La famiglia è letteralmente distrutta: tutte senza nessun vincolo religioso, né sociale, semplicemente uniti fino a quando si riesce. Il sacramento matrimoniale non c’è: in un anno che sono qui, fino a dicembre avevo celebrato un solo matrimonio. La prostituzione è mezzo di vita per moltissime ragazze di 12-13 anni in su. Necessità? Non sai da dove incominciare. Ho già organizzato le missioni nei bairros, raccogliendo statistiche meticolose in tutte le aree e stiamo continuando con la nostra presenza costante e missionaria. Si tenta di lavorare con la famiglia e con i giovani. Abbiamo progetti a lunga scadenza: per ora abbiamo acquistato terreni nei punti più strategici e vogliamo capire cosa loro vogliono: potremmo costruire grandi saloni in ogni bairro, che servano per tante necessità: religiose, sociali, familiari, personali..

Il mio rapporto con il popolo è ottimo. Fin dai primi giorni ho preso la bicicletta e ho percorso tutti gli angoli e continuo a farlo fino ad oggi, perché ho scoperto che la bicicletta ti mette a contatto con tutti e ti fermi all’istante dove vuoi! Conosco tutti e tutto, tutte le autorità, civili e religiose (di altre religioni), e spesso convoco riunioni per focalizzare i problemi più cocenti, cercando soluzioni radicali e non palliative, come le autorità politiche spesso fanno. Oltre al contatto personale con autorità e con il popolo, penso sempre “grande”, cioè a progetti comunitari. Se, in alcuni casi, bisogna fare la carità, mi preoccupo sempre di far sorgere centri e progetti comunitari, ambienti di formazione e di professionalizzazione (è sempre stata la mia idea fissa). Mi occupo molto della pastorale parrocchiale, per la formazione religiosa, convinto che è il campo base.»

Comments are closed.