Trento p. Aldo

Fraternità Sacerdotale dei Missionari di S. Carlo Borromeo

Nato a Faller di Sovramonte il 12.01.1947

 

Sacerdote in Paraguay dal 1989, dove svolge diverse attività sociali in favore dei bambini della strada, della gente abbandonata. Ha costruito un poliambulatorio, una scuola, ha organizzato due cooperative (una che raffina e vende il miele del deserto del Chaco e l’altra fabbrica e vende detersivi). È impegnato non solo nell’ambito parrocchiale, ma nella scuola, nell’ospedale, nelle attività con i campesinos. Porta avanti la clinica per malati terminali, poveri, affetti da AIDS, cancro e una scuola per bambini poveri.

Amico del Popolo, 4 Agosto 2001

«Sono 30 anni che sono sacerdote e sono felice, portando con me la croce di Gesù»..

            «Vorrei per condividere con tutti la gioia di essere sacerdote da 30 anni e per ringraziare quanti della nostra terra mi hanno aiutato e accompagnato dall’inizio della mia vocazione ad oggi. La mia vita, la mia fede, la chiamata ha le sue radici nella nostra terra e più l’impeto missionario mi porta a dare tutto perché Lui sia conosciuto ed amato, più la memoria delle mie radici è viva. Però oggi volevo parlare di due cose che da tempo mi fanno male.

1)      Il genocidio in atto degli indios qui in Paraguay, che considero il mio Paese. È terribile vedere tribù lasciare le proprie terre perché cacciati, non solo dai ricchi, ma da altri poveracci “los campesinos sin tierra”, che invadono le terre indigene, costringendo i nativi a venire in Asunción. Le strade della città sono piene di queti fratelli, disperati. Bambini, bambine, che chiedono l’elemosina e vengono sfruttati anche sessualmente. Ragazzi che, per dimenticare la fame, odorano colla di calzolaio. Indios costretti, di fatto, a prostituirsi, perdendo la propria natura. Uno spettacolo raccapricciante. L’altro giorno, una ragazza indios ha partorito davanti al parlamento nazionale, e il suo bimbo è morto, perché nessuno l’ha aiutata. Era di una tribù che da settimane sta protestando per i propri fondamentali diritti. Aiutare i paesi poveri, ma cosa significa? Togliere il debito ai paesi poveri, ma cosa significa? Questi governi, oltre che incapaci, sono iprimi a cercare i propri interessi. Anzi, nascono e si mantengono al potere per questo. Solo la chiesa è l’unica interlocutrice dei poveri. Questo genocidio, di cui nessuno parla, accade ogni giorno sotto l’occhio di tutti.. e tutti stanno a guardare. È terribile quando accade.

2)      Il santuario dei Martiri di Cateura. Cateura è l’immondezzaio di Asunción. In questo quartiere, in cui vivono milioni di esseri umani, raccogliendo e mangiando ciò che trovano fra i rifiuti, i rifiutati della città hanno fatto un capannone, chiamato il Santuario dei Martiri di Cateura. Chi sono i martiri di Cateura? Sono i neonati che giornalmente escono dalle immondizie, e che questi poveracci raccolgono, lavano, e danno loro una onorata sepoltura.

Ogni volta che vedo queste scene, soffro come un cane, e l’unica cosa che faccio è pregare, e seguire dando la mia vita, perché qualcuno con me viva, e possa essere lieta. È una goccia, ma “l’oceano senza questa goccia”, diceva Madre Teresa, “sarebbe più povero”.

Sono trent’anni che sono sacerdote e sono felice, portando con me, ad ogni istante, la croce di Gesù, che è tutto questo immenso dolore.»

«Che uomini questi missionari»..

            «Ieri sono venuti a trovarmi due cari amici, P. Luigi, di Fonte, e P. Paolo, di Camposampiero. Due sacerdoti fidei donum di Treviso, che hanno una parrocchia di 4.000 km2. Hanno fatto 700 km per venire a concelebrare e poi, dopo aver preso un bicchiere di latte per cena, sono ripartiti, incuranti dei pericoli per arrivare a notte fonda nella propria missione. Che amicizia fra preti. Mi sono scese le lacrime. Che uomini questi missionari. Sono come le querce. Uomini essenziali, totalmente consacrati a Cristo, e che ogni giorno muoiono per i fratelli. Come vorrei che lassù nell’emisfero Nord, la gente conoscesse questi eroi silenziosi che affrontano il martirio quotidiano. Io vivo commosso e grato nel vedere questi uomini. La mia casa è un centro di accoglienza per questi missionari italiani. Arrivano stanchi e sporchi, e a me pare (ma è vero) che arrivi Gesù e, quindi, faccio loro tutto quello che posso, in particolare do loro da mangiare qualcosa di buono, come pasta italiana, ecc. Com’è bella questa amicizia fra preti, dei preti che si vogliono bene, dei preti che non parlano mai di Vescovi, di curie, e di problemi pastorali. Solo preti che si vogliono bene, si aiutano, pregano, portano insieme la croce. Si correggono e si sorreggono. Tutto è in comune, perché tutti siamo di Cristo. Pregate per me e per noi che siamo dei fortunati, perchè qui, dove tutto è essenziale, lo sguardo e il cuore stanno fissi lì dov’è la vera gioia.»

 

Asunción, Settembre 2003

Un impressionante bisogno di affetto..

            «Quando sono arrivato in Paraguay, l’entusiasmo dei bambini era alle stelle, nel potermi riabbracciare. Ed io, ovviamente, ero commosso. Da subito, mi sono ritrovato davanti alla violenza contro i bambini. Non avevo neanche appoggiato a terra la valigia, quando è arrivata un’anziana suora, accompagnando un bambino ridotto a un cencio. L’aveva raccolto dalla strada. L’abbiamo lavato, pulito, vestito e rifocillato. Il suo bisogno d’affetto è impressionante. Ad ogni maestra chiede, appoggiandole la testa tra le braccia, un minimo di tenerezza. È un esempio, tra i molti, con cui faccio i conti tutti i giorni. Ripenso al mio soggiorno in Italia. Quanto benessere, quanta ricchezza, ma anche quanto egoismo! Se il cuore di tutti i miei amici fosse più attento, quanto bene potrei fare! Adesso stiamo pensando a un piccolo ospedale materno-infantile. Mi duole il cuore vedere la mortalità infantile e materna, dovuta alla negligenza dei potenti e alla mancanza delle strutture adeguate.»

 

28 Dicembre 2004

Il volto di Gesù..

            «Qui la vita continua e sempre più difficile. La malavita cresce, crescendo la miseria. I contadini, praticamente schiacciati dai coloni stranieri, sono costretti ad andarsene, incrementando così le periferie delle città, con tutte le conseguenze. L’altra notte, un taxi discarica nel marciapiede della parrocchia una anziana signora, ammalata, con stampelle, sola al mondo. La vedo, mi chiama. Mi avvicino, aveva un odore orribile. Aveva bisogno di tutto. Ho subito visto in lei il volto di Gesù e tutte le difficoltà che aveva sono sparite, e, con l’aiuto di una buona signora, ho potuto darle quanto necessitava. È uno dei mille fatti che mi accadono tutti i giorni.»

Asunción, quaresima 2006

Perché l’amore non conosca tramonto..

            «Qui l’ospedale per ammalati di AIDS e di cancro è pieno. Ogni giorno la gente muore. Sono giovani in particolare, che raccogliamo nelle discariche di immondizie, nei marciapiedi, nelle favelas della città. Vivo con loro, soffro con loro. Sono i miei figli. Per loro ho comprato anche un pezzo di cimitero. Il costo annuale della clinica è sui 200.000 euro. Una cosa impossibile per me, ma non per la Provvidenza, che ha le mani di chi la ama, di chi mi vuole bene. Invito tutti gli amici a dare un grano di arena, perché l’amore ai miei poveri non conosca tramonto. Ho venduto anche la casa che mio padre mi ha lasciato per questo motivo, perché questa è la mia unica famiglia, e così farò anche con quel poco che ancora mi resta. A me basta Gesù e i miei poveri. Il resto è spazzatura. Se tutti fossimo un po’ più generosi, il mondo non sarebbe la valle di lacrime che è. Porto sulla mia pelle il dolore di questi poveri. Un dolore che spesso sembra insopportabile, ma “tutto posso in Colui che mi dà la forza”.»

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