Zandonella Sarinutto sr. Lea

Missionaria Comboniana

Nata a Dosoledo il 16.05.1944

 

Missionaria in Inghilterra, Eritrea, ancora Inghilterra e infine Uganda, dove opera dal 1980, attualmente nell’amministrazione e pastorale nelle carceri.

 

Ci racconta la sua vocazione..

            «Più che da un “innamoramento del Cristo”, credo che il movente iniziale della mia vocazione sia derivato da un forte senso di solidarietà e di giustizia verso le mie sorelle e fratelli africani. Mi vedevo sana, mediamente intelligente, preparata tecnicamente, con buone possibilità di lavoro retribuito, accolta e sostenuta dalla famiglia e dalla comunità cristiana. In che modo consideravo io la giustizia verso chi non poteva nemmeno sognarseli tutti questi beni? Da lì nacque il ripensamento che mi portò ad abbracciare la vita religiosa e missionaria.

Il primo compito del missionario, e perciò anche il mio, è stato quello della formazione e della personale conversione a Cristo. Un missionario non può andare verso gli altri per suo conto (è troppo poco e si esaurirebbe in fretta), ma ci va a nome di Cristo. Perciò deve familiarizzare con Lui, diventare suo, capire la sua mente e il suo cuore, per poi agire come agirebbe Lui, sia pure con tutti i limiti della propria realtà umana. Quello che si fa, poi, conta relativamente, ciò che più vale è il come e per chi.»

 

 

La fatica di lavorare nella Sua Vigna..

«Credo che più che mai, il missionario d’oggi si distingua per aver accolto come rivolte a sé le parole di Gesù: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi..” (Gv. 20,21); “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt. 28,19-20).

Questo ordine è ancora attuale, e la storia ci dice che il messaggio di Cristo è l’unico che può liberare l’uomo dalle sue mille schiavitù, per indirizzarlo verso la piena libertà dei figli di Dio. Nelle varie realtà di missione non siamo sempre accolti con entusiasmo ed interesse; spesso siamo tollerati, ostacolati e perseguitati non solo dalle forze politiche, ma anche da “quelli della nostra stessa casa”, molto spesso la persecuzione ha il suo apice nell’eliminazione dei testimoni scomodi. Questa è esattamente la via percorsa da Gesù Cristo, il quale ci ha premuniti dicendo: “Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi..”. La gioia di lavorare con e per il Signore e per il suo popolo ripaga comunque mille volte la fatica della giornata spesa nella Sua Vigna.

Mi auguro che la gioventù d’oggi abbia ancora il coraggio di rischiare la propria esistenza, non sulle strade, guidando a velocità pazzesca, ma nell’avventura esaltante di seguire Cristo a tempo pieno e per tutta la vita.»

S.Pasqua 1998

«Nemmeno un bicchier d’acqua dato al più piccolo dei miei fratelli passa inosservato al mio sguardo..»

Lira, 26 Marzo 2001

La vera epidemia: la corruzione..

            «Quello che mi fa soffrire di più, è il dover convivere con un sistema corrotto e collaborare con persone corrotte, alle quali basta poter fare i propri interessi, e poi tutto il resto può benissimo andarsene a quel paese.. Parole, parole, promesse spudorate e poi tutto rimane come prima o peggio di prima..

Abbiamo vissuto l’emergenza “ebola” e, almeno a Lacor Hospital, pur tra tante difficoltà e polemiche, una buona parte del personale ha dimostrato generosità, professionalità, e una dedizione ammirevole. Si sono fatti onore, e molti hanno pagato con la vita. Per me, comunque, la vera micidiale epidemia che sta distruggendo il paese non è l’ebola, bensì la corruzione. È un male pandemico, non solo dell’Uganda, me ne rendo conto, ma non riesco a convivere con pace. Prego Dio che mi aiuti a capire cosa vuole da me e a gestire la rabbia che provo in modo costruttivo. Se penso alla realtà dell’ambiente in cui si incarnò il Cristo storico, mi risulta che non si differenziasse molto da quello attuale in cui viviamo noi.. Eppure Lui non ha abdicato; ha pagato di persona, seminando misericordia, amore, perdono..»

Matany, Natale 2001

«Come una neonata»..

            «Vi mando gli auguri dalla nuova missione alla quale sono stata assegnata recentemente, e precisamente dall’ospedale di Matany, nella regione semi-desertica del Karamoja. Sono qui da poche settimane, per cui, come una neonata, sto cercando di aprire gli occhi e di ascoltare il più possibile, per cogliere ciò che mi circonda ed inserirmi in questo contesto in modo armonioso. Questo avviene lentamente e non senza difficoltà, ma è un passaggio obbligatorio.

In Karamoja la vita non è facile: isolamento, insicurezza sulla strade, violenza a non finire dovuta alle frequenti razzie di bestiame, che fanno parte dello stile di vita di questa tribù, lingua per me totalmente nuova e alquanto difficile.. Beh, se crediamo che il Signore ci precede ovunque andiamo, bisogna guardare avanti con fiducia, e fidarsi della Sua parola.»

Kampala, S. Pasqua 2002

«Dava fastidio»..

            «Sono a Kampala, per qualche giorno di ritiro spirituale. Tre giorni fa, a Kotido, come immagino avrete avuto notizia, ci hanno ucciso un Padre irlandese, e altre persone.. Era molto impegnato nella commissione di pace e giustizia, perciò dava fastidio. Ci sono altre persone molto esposte e minacciate. Preghiamo Dio che fermi la mano dei sicari, e converta i cuori.»

 

 

Kampala, 24 Novembre 2003

L’importanza di lavorare insieme..

            «Umilmente dobbiamo metterci ogni giorno davanti a Dio, chiedendo perdono e luce per osservare non solo le nostre azioni, ma soprattutto per discernere in verità le motivazioni di fondo. Il confronto con la comunità ci aiuta in questo processo. L’importanza di lavorare insieme, di essere espressione della comunità o della chiesa, e non degli scalatori solitari alla conquista della propria vetta, credo sia indiscutibile.»

Kampala, 2006

«Vivo nella capitale dell’Uganda, una bella cittadina ricca di tutti i contrasti delle metropoli nei paesi in via di sviluppo, cioè contrasto stridente tra i pochi ricchi e la stragrande maggioranza dei poveri, sempre più poveri; baraccopoli dove brulicano centinaia di migliaia di persone provenienti specialmente dal Nord del Paese dove da quasi vent’anni perdura una guerriglia sanguinosa; disoccupazione con conseguente malavita in aumento; al presente una forte instabilità politica dovuta allo stile dittatoriale assunto dall’attuale Presidente che si è “incollato alla sedia”. Io presto servizio nelle carceri femminili provvedendo sia all’aspetto spirituale che materiale, entro certi limiti.»

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