Chi siamo

Alcuni mesi fa rimasi molto colpito da una frase che così riportava una definizione del Centro Missionario Diocesano (CMD): «Il CMD non è essenzialmente un luogo. E’ importante che abbia un luogo nel territorio, ma non è primariamente un posto… Il CMD è, innanzi tutto, il punto di convergenza e di irradiazione di tutto ciò che riguarda la missione universale nella chiesa locale. Il CMD è, nella diocesi, lo strumento che fa conoscere il mondo, lo fa amare nei suoi aspetti positivi e lo fa soffrire nei suoi aspetti negativi».

E’ il punto unificante di tutte le espressioni della missionarietà della chiesa locale, allo scopo di far crescere la coscienza missionaria e, di conseguenza, l’impegno missionario della comunità cristiana, che è quello di annunciare il Vangelo a tutte le genti, a partire dal nostro territorio. E’ uno strumento per l’appunto. Un po’ come il canale che porta l’acqua ai campi. Essenziale è l’acqua, essenziali sono i campi a cui arriverà quest’acqua. Il Centro Missionario rimane uno strumento al servizio della Chiesa locale e universale.

Da chi è rappresentato?

L’attività è coordinata da un Consiglio, di cui fanno parte il direttore, il vicedirettore, il segretario, tre missionari “Fidei donum” rientrati in Italia e l’addetta alla formazione missionaria.

Il secondo organo rappresentativo è la Commissione. E’ composta dai rappresentanti di diverse parrocchie, detti anche “delegati” e da membri di gruppi ed associazioni a finalità missionaria.

Da chi è formato?

Per tutte le attività collaborano con la direzione del CMD diverse persone, dipendenti e volontari.  Sono presenti, a diverso titolo, sacerdoti diocesani e laici. Alcuni volontari offrono la loro preziosa e stabile collaborazione.

Altre figure importanti sono i “delegati”, persone che rappresentano le zone foraniali o parrocchiali diocesane: il loro compito è quello di contribuire a programmare e verificare le varie attività, a partire dal progetto missionario diocesano. Costituiscono il punto di unione tra il CMD e le parrocchie.

Che iniziative sostiene?

Durante tutto l’anno, la Diocesi di Belluno-Feltre, in comunione con le altre Chiese, dedica delle giornate con periodi di riflessione e impegno per le missioni.

  • Giornata Missionaria Mondiale durante la quale siamo invitati a riflettere, a pregare e a dare il nostro contributo per le necessità delle missioni nel mondo;
  • Giornata mondiale dell’Infanzia Missionaria durante la quale i bambini sono invitati a manifestare anche concretamente la loro solidarietà con chi è meno fortunato;
  • Giornata di preghiera e digiuno nel ricordo dei Missionari Martiri;
  • Un Pane per l’amor di Dio. Esso si sviluppa durante il periodo di impegno quaresimale e si completa con dei gesti di solidarietà universale;
  • La festa dei popoli. Momento d’incontro con i nuovi “colori” ormai radicati nel nostro territorio

Che attività promuove ?

Le attività principali che vengono sviluppate sono:

  • Formazione
  • Comunicazione con i missionari
  • Accoglienza
  • Sostegno a distanza
  • · Progetti di solidarietà
  • Formazione

La voce “formazione” riassume un consistente numero di attività che sono alla base del lavoro del CMD. A questo riguardo ricordo le parole di Papa Giovanni Paolo II, che nella Redemptoris Missio del 1990 sottolineava la centralità di questa azione:

“La formazione missionaria è opera della chiesa locale con l’aiuto dei missionari e dei loro istituti, nonché del personale delle giovani chiese. Questo lavoro deve essere inteso non come marginale, ma come centrale nella vita cristiana. Per la stessa nuova evangelizzazione dei popoli cristiani il tema missionario può essere di grande aiuto: la testimonianza dei missionari, infatti, conserva il suo fascino anche presso i lontani e i non credenti e trasmette valori cristiani. Le chiese locali, quindi, inseriscano l’animazione missionaria come elemento-cardine della loro pastorale ordinaria nelle parrocchie, nelle associazioni e nei gruppi, specie giovanili. A questo fine vale, anzitutto, l’informazione mediante la stampa missionaria e i vari sussidi audiovisivi. Il loro ruolo è di grande importanza, in quanto fanno conoscere la vita della chiesa universale, le voci e le esperienze dei missionari e delle chiese locali, presso cui essi lavorano.”

Un mezzo sicuramente efficace è il “corso di esperienza estiva in missione”, che si sviluppa in tre tappe. Un percorso di sei incontri dedicato alla conoscenza della vita missionaria, dei colori, delle culture, della religione e della povertà. Una seconda tappa è rivolta al viaggio in missione, esperienza  di conoscenza e condivisione. E in ultimo, un momento di verifica del percorso effettuato. Ogni anno una ventina di persone partecipano all’iniziativa.

Le scuole, il catechismo, i campi scuola e gli incontri giovanili sono soggetti privilegiati per poter creare una coscienza missionaria, una coscienza responsabile delle dinamiche mondiali, degli equilibri e squilibri che persistono nel nostro mondo, della finalità prima dell’essere cristiani per una chiesa universale.

La comunicazione e la stampa, sono un mezzo indispensabile per poter lavorare sul territorio. Attualmente, abbiamo una pagina settimanale “in missione” sull’Amico del Popolo; stampiamo ogni tre mesi la rivista monografica “Notizie” in 1500 copie; partecipiamo ad alcune trasmissioni a Telebelluno e diamo qualche contributo sulle altre testate giornalistiche locali.

Ci avvaliamo di alcuni strumenti come: mostre fotografiche, una videoteca di oltre 350 video, e delle realizzazioni grafiche, create internamente per far fronte a precise richieste formative da parte dei fruitori o da parte del progetto missionario diocesano.

  • Comunicazione con i missionari

Alle 11.00 di mattina è sempre una sorpresa aprire lo sportellino della posta. Tra la varia corrispondenza che arriva quotidianamente, spesso compare una lettera che si capisce benissimo non provenire dall’Italia. Lo senti anche senza guardarla, al semplice tatto ti accorgi che la carta della busta è molto più sottile della nostra, che la stessa ha percorso centinaia di chilometri, perché è sgualcita. E’ sicuramente un missionario o una missionaria!  Giorni fa parlavo con una suora, in Italia per un breve periodo di riposo. Dopo averla ringraziata per la corrispondenza che ci invia puntualmente, lei mi ricorda che, per inviarci le lettere, ogni volta deve fare un trasferimento con il fuoristrada, superare la dogana del paese dove vive e depositare la posta nel paese confinante. Che spirito!

Le lettere fraterne che riceviamo sono sempre fonte di gioia ed è sempre con grande piacere che ci teniamo in comunicazione con i missionari. Esse sono anche preziose fonti d’informazione e testimonianza, non solo per noi, ma anche per le persone che riceviamo presso la nostra sede oppure nelle visite alle diverse realtà provinciali.

  • Accoglienza

Perché avere una sede fissa del CMD? Con le tecnologie che ci vengono proposte (e-mail, fax, home banking, video-conferenze…) il lavoro potrebbe essere facilmente realizzato senza un vero e proprio ufficio. Eppure c’è un dato di cui la tecnologia non tiene conto: il rapporto con la persona.

Significativo, in questo senso il recente intervento del Card. Tettamanzi al Convengo ecclesiale di Verona dell’ottobre del 2006:

“La speranza in Cristo infatti genera: un rinnovato pensiero antropologico, con al centro la persona umana; una maturazione della coscienza e della prassi della comunione ecclesiale all’origine di una unità nella chiesa fatta di varietà e universalità, e capace di alimentare la missione ad gentes ed una nuova visione della mondialità e della grande questione della giustizia e della pace”

  • Sostegno a distanza

Da più di 20 anni, il CMD segue i progetti di sostegno a distanza. Quando è nata l’iniziativa, perfino don Sergio Buzzatti non si sarebbe aspettato una risposta così ampia da parte della gente. Abbiamo avuto un massimo, nel 2002 di circa 3000 adozioni.  Attualmente il CMD ne ha circa 400, mentre le rimanenti sono in carico ai gruppi “Insieme si può”. E’ incontestabile il valore di questa attività, che ha coinvolto molte persone orientandole verso una maggior sensibilità nei confronti dei più poveri.   Negli ultimi due anni abbiamo pensato accogliere solamente richieste di sostegno collettivo e non individuale.

  • · Progetti di solidarietà

Perché inserire il progetti di solidarietà nell’ambito Formazione? La ragione risiede nel fatto che queste iniziative hanno uno sviluppo trasversale, dove il soggetto dell’azione non è solo il raggiungimento di un obiettivo, un aiuto materiale o quant’altro, ma la metodologia che viene utilizzata, le ragioni che spingono a farlo, la pulsione che deve partire da una vera presa di coscienza della problematica che si va ad approfondire. In realtà il progetto che andiamo a sostenere non è il punto di partenza dell’agire, ma parte del cammino che la persona sta realizzando. Andando spesso nelle scuole, non abbiamo mai impostato una discussione sulla proposta di un progetto, ma siamo partiti sempre dal contesto, dalla cultura, dalla religione, dalle ingiustizie, dal nostro modo di vita del nord del mondo, da un cambiamento di stile di vita… e in nessun caso abbiamo mai proposto per primi il finanziamento. Questo gesto deve sempre nascere da un loro desiderio vero, che possa colmare quel desiderio di giustizia e da quello spirito che ci riconosce fratelli di uno stesso Dio. E’ sempre molto incoraggiante, al termine di una lezione, quando siamo oramai alle domande degli alunni, vedere un braccio che si alza e senti chiedere: «…Ma noi, cosa possiamo fare?». Interessante, a questo punto, è far rispondere i ragazzi stessi. Ci si rende conto di come il loro spirito sia aperto, che la risposta non si risolve solamente con l’impegno di una colletta di denaro, ma emergono aspetti che spesso fanno pensare anche noi che operiamo tutti i giorni in questo contesto. Ricordo una ragazzina di catechismo in Cadore, che verso la conclusione del nostro intervento mi si è avvicinata timidamente e mi ha risposto: «Beh, io ho una paghetta settimanale con la quale però sto pagando l’abbonamento alla corriera. La mamma mi ha detto che è un momento difficile e che dobbiamo risparmiare, così ho pensato di utilizzare questo denaro per aiutare la famiglia… Però una cosa posso fare: posso parlare di quello che ci hai parlato tu a tutti i miei amici e compagni di scuola… Secondo te faccio bene?».

Che insegnamento! Due concetti semplici, ma che racchiudono in sé un esempio di impegno e sensibilità unica.

I Volontari

Come ultimo paragrafo voglio dedicare uno spazio a chi, con grande impegno, da molti anni dedica tempo, energie, passione al volontariato presso il Centro Missionario.

Sono sempre sorpreso, ogni mattina, ogni pomeriggio, nel veder aprirsi la porta dell’ufficio e entrare i volontari, che con una costante dedizione permettono il funzionamento della nostra struttura.

Per me sono sempre motivo di ammirazione e di esempio. Operano fuori dalle logiche comuni, dove denaro, tempo, riconoscimento personale, affermazione di sé, sono dinamiche che non sono contemplate nel loro vocabolario.

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