Buzzat Marzia

Comunità missionaria di Villaregia

Nata a Boscariz (Feltre) il 11.11.1960

Missionaria a Porto Rico, nei Caraibi, dal novembre del 1996; rientrata nel giugno del 2002. Ha svolto opere di conduzione pastorale di una parrocchia e animazione comunitaria e missionaria in tutte le cinque diocesi dell’isola.

Ottobre 1989

«Eccomi»..

«È trascorso parecchio tempo dal momento in cui sentii direttamente indirizzato a me il “Chi manderò” del profeta Isaia. Il mio “eccomi” è maturato in questi anni, condividendo con questa comunità un cammino di fede, avente come modello e meta la comunità cristiana degli Atti degli Apostoli, di cui parla Luca. Un cammino non sempre lineare, non privo di scogli, ma costante. Il desiderio maggiore ora è vivere il “sì” con umiltà e disponibilità totale allo Spirito, seguendo l’esempio di Maria. A voi chiedo per questo di pregare con me e per me.»

Arecibo, 28 luglio 1997

«Mi trovo in Porto Rico»..

«Mi trovo in Porto Rico, dove, con altre 5 missionarie e 3 padri, abbiamo aperto una nuova comunità, la prima in questo paese. In queste prime settimane, ci stiamo ambientando e stiamo soprattutto “ascoltando” la realtà, con il desiderio di poter conoscere e, poco alla volta, comprendere questa cultura, entrare nel cuore dei fratelli portoricani.»

Arecibo, 14 agosto 1997

«Sto conoscendo la sofferenza»..

«Sto conoscendo la sofferenza profonda di molte persone, vedendo e toccando le piaghe morali e spirituali che questi fratelli portano nel loro “corpo”, frutto di una storia, di una situazione sociale, che non ha permesso e non permette loro di esprimere e regalare la loro originalità culturale, la loro ricchezza di valori.

Si dice che Porto Rico sia il paese con la percentuale più alta al mondo di malati di AIDS, di alcolizzati, di omosessuali; questi numeri stanno assumendo giorno dopo giorno il volto, il nome, la storia delle persone che si avvicinano, che avvicino.

La famiglia è praticamente inesistente, più del 50% dei matrimoni termina in divorzio, moltissime le madri sole; la conseguenza di tutto questo la stanno sentendo soprattutto i giovani, che presentano una fragilità psicologica molto forte, una incapacità di scegliere, di affrontare la vita, sono profondamente convinti “che non possono, che falliranno”, e per questo non provano, non tentano; molti sono quelli che tentano il suicidio, che entrano nel giro della droga. Mi ha colpito molto constatare che praticamente quasi tutte le famiglie con cui sto stabilendo un contatto hanno vissuto, o stanno vivendo, l’esperienza di accompagnare un ammalato di AIDS. In breve, sto conoscendo una povertà esteriormente meno violenta, meno sfacciata, di quella di altre zone del mondo, che però tiene la stessa, profonda, ingiusta, dolorosa, capacità di distruggere la vita.

Incontrandomi con il dolore di tante persone, cosciente della mia piccolezza, sento forte il desiderio di rinnovare l’offerta della mia vita, della mia persona, a Dio, perché questi fratelli possano incontrare e sperimentare l’amore del Padre.»

Arecibo, 5 marzo 2000

Situazione socio-politica nell’isola dell’incanto..

«Guardando alla realtà in cui ci troviamo ad operare, con gioia possiamo dirvi che la relazione con questi fratelli sta crescendo e fortificandosi, fuori dubbio questi due anni e mezzo condivisi ci hanno permesso di conoscere maggiormente la vita, la cultura, la fede, il cuore, di questo nostro popolo. Un popolo generoso, con un innato senso della solidarietà, amante della festa come espressione dell’essere comunità, del desiderio di essere sempre più “famiglia”, un popolo a cui la storia troppo in fretta e troppo violentemente ha dato un volto di primo mondo, impedendogli di realizzare e costruire la propria vita sviluppando quelle caratteristiche e quei doni che gli sono propri.

“L’isola dell’incanto” (la natura, il paesaggio, le spiagge, sono degne di questa denominazione) è uno stato libero associato, questo significa che territorialmente è territorio USA, la cittadinanza è statunitense, però non fa parte a pieno titolo della confederazione degli stati USA e non gode di autonomia decisionale. Il passaggio da una situazione rurale, in cui la famiglia viveva coltivando i campi, dove la figura tipica era quella del raccoglitore di canna, la famiglia patriarcale e le persone crescevano unite alla Chiesa Cattolica, ad una società di tipo urbano, è stato rapido, brusco, e ha creato un profondo disagio sociale e una rottura molto forte. Le persone non hanno assimilato il cambio, si sono trovate confuse, smarrite, questa è la principale causa dell’alta percentuale di depressi che si incontra in Porto Rico. La violenza nelle strade, nelle famiglie di tutti i livelli sociali è alta, così il maltrattamento dei minori: in questi ultimi 3 anni è aumentato notevolmente il numero di adolescenti madri (ragazze di 12-13 anni).»

Il cammino per costruire il Regno di Dio..

«A questo si unisce il proliferare di sette e gruppi “pseudo-religiosi”, che aumentano lo smarrimento, la confusione, e non aiutano a vivere l’esperienza di appartenenza, la mancanza della quale è una delle ferite maggiori di questo popolo. Davanti a questa realtà di dolore, di volti di figli sfigurati, di sofferenza nascosta da un benessere che non risponde alla domanda e al bisogno più profondo che sta nel cuore dell’uomo, sempre più il desiderio e l’impegno è essere segno di speranza, essere strumenti semplici nelle mani del Padre, perché Lui possa mostrare il suo volto, dare la consolazione, rivelare a ciascuno la sua identità di “figlio prediletto in cui il Padre si compiace”. Solo l’esperienza di incontro profondo con il Padre di Misericordia può sanare le ferite e mostrare il cammino per costruire anche in questa situazione il Regno di Dio.»

Arecibo, 28 giugno 2000

«Il mio sì definitivo»..

«“Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi una sola cosa, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv. 17,21). Questa Parola ha segnato ed illuminato il cammino di questi anni, ha caratterizzato l’esperienza di condivisione con i fratelli poveri nella missione ed esprime quanto con sempre maggior radicalità desidero vivere donandomi a Dio e ai fratelli. Domenica 13 agosto alle ore 11.00 nella chiesa centrale della nostra missione, celebrerò la incorporazione definitiva nella comunità missionaria di Villaregia.»

Villaregia, Santa Pasqua 2007

L’impegno rinnovato..

«In questa settimana santa, contemplando il Cristo Crocifisso, ancor più il cuore si popola dei fratelli che oggi continuano ad essere crocifissi, a soffrire a causa dell’ingiustizia, della fame, della non dignità. Fratelli conosciuti, con cui la vita è stata condivisa, e fratelli non conosciuti direttamente, ma la cui sofferenza mi appartiene. Lo stare ai piedi della croce diventa desiderio ed impegno rinnovato a dare la vita nel qui ed ora del quotidiano, perché ogni uomo ed ogni popolo possa fare esperienza di resurrezione e sperimentare la gioia di sapersi abbracciato da un Dio che ci ha amato fino a dare la vita per noi.»

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