Carocari sr. Edvige

Missionaria della congregazione Figlie di Maria Ausiliatrice

Nata a Forno di Zoldo il 21.11.1968

Missionaria in Albania dal 2002. Fino al 2004 ha svolto attività in una comunità dell’istituto a Scutari, in una grande scuola, e nei villaggi di periferia e di montagna. Dal settembre 2004 si trova a Tirana, dove ci sono: una scuola materna, i corsi professionali di pizzeria, pasticceria, taglio e cucito, segretarie d’azienda e turismo. Svolge attività nell’oratorio e di catechesi in più parrocchie, e, nella periferia della città, segue l’attività scout, l’animazione liturgica e del tempo libero, il recupero scolastico e corsi di lingue straniere, in un villaggio a 100 km da Tirana.

Il “Paese delle aquile”..

«L’Albania è chiamata “Paese delle aquile”, in albanese non si dice Albania, ma Shqiperia, che vuol dire proprio “Paese delle aquile”. L’ambiente in cui mi trovo è assai complesso: è il classico ambiente dalle grandi contraddizioni, tutto sembra occidentalizzato, a prima vista, passeggiando per alcune vie del centro, può sembrare di essere in Italia, ma se ci addentriamo, o giriamo dietro l’angolo del palazzo, possiamo vedere di tutto, la povertà e la miseria non è difficile notarla anche vicino casa nostra. Quando siamo arrivate per la prima volta, qui in questo quartiere, non c’era nulla, solo pecore e mucche ed alcune case di piccole dimensioni; ora siamo sommerse da palazzi di 8-9 piani, ed evidenti sono i contrasti: la macchina nel suo ultimo modello ed accanto il bambino senza scarpe..

La popolazione della città di Tirana in cinque anni è aumentata di 10 volte, si possono immaginare tutti i problemi di gestione connessi. Problemi di relazione tra cittadini di Tirana e nuovi arrivati, scontri e conflitti, più o meno gravi, sono all’ordine del giorno, l’assistenza medica è assai scarsa, per non dire nulla; se poi si accorgono che hai qualche soldino in tasca, ne approfittano, magari senza nemmeno assicurarti la guarigione.. Chi arriva dai villaggi o dalla montagna si costruisce una piccola baracca nella periferia della città e cerca, così come può, di vivere e procurarsi il cibo per la giornata; alcuni dei bambini di queste famiglie non sono nemmeno iscritti all’anagrafe, alcuni non vanno a scuola e dopo i 6-7 anni sono considerati “forza lavoro” e fonte di guadagno: pascolano le mucche o fanno i “vu cumprà” o “vu lavà”, lavano i finestrini delle macchine ferme ai semafori del centro.

In questa terra albanese ci sono tanti stranieri, che cercano di offrire sviluppo al Paese, ma a volte c’è il rischio di “colonizzare” l’Albania, creando dipendenze economiche internazionali; è difficile sviluppare il Paese partendo dalle persone che stanno qui, offrire loro la conoscenza di quei parametri necessari per progredire.»

La Chiesa..

«La Chiesa in Albania cerca di crescere, anche se con molta fatica; siamo reduci di una storia che religiosamente ha cancellato 50 anni che nel resto del mondo hanno segnato un cambiamento notevole, il Concilio Vaticano II, certo questo evento ha capovolto la visione di Chiesa.. Qui le famiglie di antica tradizione cristiana continuano la loro vita di fedeli legati a formalismi nella preghiera, e la fede non incide alcunché nella vita; per fare un esempio, la vendetta è diritto-dovere davanti a tutto, così è alquanto difficile predicare il perdono e pure la parità tra uomo e donna; il matrimonio è stabilito dai genitori per i propri figli e in particolare per le figlie.»

La “famiglia”..

«Stanno aumentando i divorzi e gli omicidi da parte delle donne nei confronti dei loro mariti, questa realtà in un certo senso può essere interpretata come un modo di ribellarsi delle donne, nel denunciare la violenza che subiscono dai loro mariti magari pure ubriachi; tante mamme non ce la fanno più a sopportare. Così ci troviamo di fronte al fenomeno di donne in carcere che lasciano figli soli a casa. Tantissime famiglie si trovano ad essere senza padre, perché all’estero per lavoro, viene chiamata “generazione di figli senza padre”.»

Siamo i benvenuti!

«Sentiamo un forte bisogno di formazione, cerchiamo di investire su aggiornamenti di insegnanti, abbiamo corsi di segretarie, corsi di pizzeria, panetteria e pasticceria, taglio e cucito. Ci sono stati volontari che ci hanno conosciuto e che hanno desiderato trascorrere un tempo più o meno lungo con noi, chi per conoscere la realtà, chi per contribuire aiutando in qualche campo particolare: parenti, amici, chi desidera conoscere l’altra faccia dell’Albania è il Benvenuto in casa nostra.»

Una nuova comunità..

«È nostro grande desiderio aprire una nuova comunità in un villaggio alla periferia di Lezha, sono ormai due anni che andiamo due volte la settimana con la macchina, portando con noi animatori per l’animazione e la catechesi.. È un villaggio dove ci sono più di 500 famiglie scese dai villaggi montani, sono famiglie tutte cattoliche, per tradizione ben s’intende, quindi si dicono cattoliche anche senza essere battezzati.. Tanti sono i bambini, circa 2.000, tanti pascolano le mucche, non vanno a scuola o, se vanno, vi si trovano per scaldare le sedie e seduti naturalmente nelle ultime file. Qui stiamo facendo recupero scolastico, camuffato come “corsi di lingue straniere” ..sì, perché dire “recupero” vuol dire declassare le persone, così, invece, arriviamo ai bambini accompagnandoli nello studio in modo più delicato. Sempre qui facciamo sport e animazione del tempo libero, catechesi, animazione liturgica nella S. Messa, visite alle famiglie, corsi di danza popolare per valorizzare la loro cultura e le loro tradizioni; pure per queste attività ci sono spese non tanto indifferenti. Noi ci avvaliamo di persone che sono preparate e pertanto vanno retribuite per sostenerle nel loro lavoro ..ed incoraggiarle a continuare.»

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