De Pra d. Marino

Missionario Salesiano

Nato a Pieve d’Alpago il 14.12.1931

 

Partito nel 1962 per il Perù: ha lavorato nel seminario salesiano minore di Lima, nel collegio salesiano di Ayacucho sulle Ande, nello studentato filosofico salesiano a Chosica; in seguito per cinque anni con un confratello salesiano al servizio del rinnovamento catechistico e alla formazione di agenti pastorali, nell’arcidiocesi di Lima e in altre diocesi del Perù. Successivamente come parroco: in Lima, Chosica, Calca (Cuzco), Huánuco ed attualmente è viceparroco nella parrocchia salesiana del porto del Callao (Lima), dove si dedica ai due quartieri di Puerto Nuevo (circa 6.000 abitanti) e Frigorifico (circa 110 famiglie).

 

Huánuco

In cordata con Dio.. dalle Dolomiti alle Ande..

«Lì, sulle sponde del Pacifico, mi depositava il Signore. Sentivo che dovevo fidarmi di Lui! È come essere in cordata. Il mondo, la storia, la geografia, sono totalmente diversi se visti in cordata con Dio. La guida del Signore mi portò qui sulle Ande. Prima a Lima (trent’anni fa era chiamata “la regina” del Pacifico), poi a Cuzco (capitale archeologica dell’America Latina), e adesso a Huánuco (città dell’eterna primavera: scusate la nostra mancanza di modestia), situata a 2.000 m di quota fra la Cordillera Blanca (con nevai eterni a più di 6.000 m) e la Selva Amazzonica. Dio è un’ottima guida, i suoi sentieri sono inediti: percorrerli non mi ha mai deluso. Se me ne fossi accorto prima, l’avrei seguito ancora più da vicino, e fin dall’inizio dei miei giorni! Ma quello che ti fa più felice in quest’avventura missionaria è che ti porta a vivere nel cuore del Paese, della gente, di ogni persona attraverso un dialogo ininterrotto fra il tuo io e Dio, come lo scalatore con la montagna o la guida con il compagno di cordata.

Mentre scrivo queste note sto mangiucchiando delle fave. Me le ha portate un bambino: regalo di sua nonna per il Padre. Nella pentola sto cuocendo dei fagioli depalo (raccolti da un arbusto), e come cenetta mi farò una bella insalata mista di patate, pomodori, cappucci.. tutto arrivato spontaneamente dal cuore dei nostri poveri parrocchiani. E sono davvero felice.»

Il sogno di Dio..

«Bisogna saper sognare con Dio, e il sogno di Dio dice: “Vai anche tu nella mia vigna, vai anche tu a lavorare nella mia missione”. Un abbraccio fraterno a tutti: amici, lettori e soprattutto futuri missionari.»

Callao, 14 Febbraio 2006

La “famiglia”..

«Puerto Nuevo è una zona di “baraccati”. La maggior parte delle case sono di un solo piano, costruite con tavole di seconda mano (delle palette e imballaggi del porto), con un’area di 65 (o anche di 30 o meno) metri quadrati. La famiglia non compie la sua missione. Molti ragazzi non hanno l’atto di nascita; in casa loro non si prepara la cena, comperano un piattino di frattaglie (in spagnolo: menudencias), ossicini e alette di pollo con molta maionese. Il quartiere è centro di compravendita e di consumo di droga. Non pochi ragazzi hanno uno dei genitori in carcere per microcommerci di droga, furto, violenze.. Nel quartiere regna la violenza, la vendetta, il furto, la bugia, l’omertà, l’ozio, la trasgressione.. Più che una pastorale di parrocchia stiamo dando una terapia psicosociale per curare traumi dell’infanzia e familiari, per aumentare l’autostima e per motivarli a superarsi.»

 

«Continuate ad innaffiare»..

«Mi sono accorto che il catechismo che io insegnavo era esattamente il contrario della “legge di sopravvivenza” che si impara e si pratica per vivere nell’ambiente. I politici vanno a Puerto Nuevo per “comperare” voti; la gente non aspira a progredire, esige ricevere tutto regalato senza fare sforzi per trasformare la situazione. È difficile aiutare la gente, anche i ragazzi non aspirano a migliorare la loro situazione scolastica.

Ciò che in altre zone del Paese ho ottenuto in un anno, in Puerto Nuevo, dopo 4 anni di lavoro, appena appena sta spuntando. Mons. Comìn, vicentino e vescovo nella Selva dell’Equatore, in visita ad limina a Benedetto XVI riferiva: “Santità, stiamo innaffiando un palo secco”. E il papa: “Continuate ad innaffiare”. È il mio proposito! Per quanto mi riguarda, il grande bisogno di Puerto Nuevo è il “cambio del cuore”, la conversione. Essere con loro, accompagnarli fino ad ottenere questo miracolo: Vi darò un cuore nuovo.»

 

Un passo alla volta..

«Ho sempre bisogno d’essere sostenuto dai miei amici e benefattori per la gestione ordinaria della mia presenza e dei miei “sogni” in Puerto Nuevo. I miei progetti sono sempre stati “modesti” come chi fa un passo alla volta, ma in avanti.»

Araceli..

«Ho battezzato e ammesso alla Comunione Araceli, di 10 anni, di quarta elementare, legge con difficoltà, sapeva contare fino a 11; ho battezzato anche sua sorella Yaritza di 7 anni, soffre di “enanismo” (non cresce). Eleganti nella loro povertà: con vestiti e scarpe in bianco (qualcosa prestato e altro regalato). A fine anno sono riuscito a confessare (un gran esito!) tutti gli ammessi alla prima comunione. Dopo la confessione chiedo ad Araceli: “Tu hai paura di tuo papà?” Risposta: “Sì.” “E di tua mamma?” Risposta: “Sì”. Poi domando: “Hai paura di Dio?” E la risposta accompagnata da un bel sorriso: “Nooo!” Concludo: “Abbracciamoci perché il buon Dio ti ama e ti perdona.” Abbraccio e gran sorriso.»

Laura..

«Nei primi mesi della mia permanenza a Puerto Nuevo venni richiesto al capezzale di Laura, 32 anni, mamma: è disperata, non ha pace, da varie notti non chiude occhio, è ammalata di AIDS (all’inizio non lo sapevo). Mi siedo al suo lato, le parlo, leggo qualche salmo, le parlo del perdono di Dio, le annuncio la mia prossima visita, con la possibilità della confessione. Si confesserà, le porterò l’eucaristia, riceverà la cresima, battezzerò suo figlio; il papà del bambino era “sparito”! Dopo la prima visita ha ricominciato a dormire. È serena. Soffre molto, perché è magrissima e il materasso preme sulle ossa. La casa è modesta, solo vedo la mamma e la sorella che le prestano diligente attenzione. Io sono l’unica persona che può visitare Laura. Abbiamo fatto amicizia. Un giorno le chiedo: “Laura, tu conservi nel tuo cuore qualche risentimento? Verso qualche persona.., tuo marito che ti ha lasciata.., il buon Dio che ti chiama così giovane..?” Sempre la stessa risposta: “No,no,no..”. Un giorno, verso la fine, le dico: “Laura, adesso io aiuto te, ma quando sarai al lato del buon Dio, tu mi custodirai.” Accordo accettato. Vedo che si indebolisce. Una domenica mattina arrivo mezz’ora prima della Messa; vado a visitarla: è sfinita, non si lamenta, gli occhi rivolti all’indietro, presentano tutta la loro parte bianca. Un ciuffo di capelli le cade sulla fronte; li sollevo leggermente e deposito un bacio. Mi ritiro. Non la vedrò più. È il mio fedelissimo angelo custode. Non saprò mai da quanti pericoli mi avrà salvato!»

Se avessimo fede come un granello di senapa..

«Dentro di tutte le nostre limitazioni e deficienze, la gente canta: “Si tuvieras fe como un granito de mostaza, tu le dirìas a las montañas muevansé, muevansé. Y las montañas se moverán”.»

 

Callao, 18 Marzo 2007

Il sogno della gente..

«Questo è un mese speciale per me: il 25 compio 46 anni di sacerdote e il 29 ricordo il mio arrivo al porto del Callao, 45 anni fa. Mi sento felice di poter ripetere ogni giorno: “Ti adoro Dio mio.. ti amo.. ti ringrazio per.. e per essere missionario in Puerto Nuevo.” Sento che sto invecchiando: udito e vista  e forze sempre più deboli, ma con voglia di continuare a darmi ai ragazzi e alla gente come educatore e sacerdote. Sono sicuro che, se mi “tiro indietro” nel mio impegno, sono un uomo morto. Nella fedeltà agli impegni quotidiani, specialmente ai ragazzi che si identificano con l’appartenenza dell’oratorio, trovo la ragione del mio continuare a sperare e a sacrificarmi.

Mi dispiace assai che non riesco a scrivervi, in generale non riesco a scrivere a parenti, amici e benefattori. Capisco che non è giusto e meno è caritativo.. ma è uno di quei difetti da cui non riesco correggermi. Ho mezza voglia di venire in Italia durante il vostro estate, per scapparmi del freddo umido del clima invernale del Callao, e riposarmi e ricuperare un po’ di forze: tutto dipende da come andrà il progetto che sto cullando.

Cinque mesi fa, con l’aiuto di un architetto, antico amico fin dai tempi di Huánuco, ho fatto un progetto per costruire un “Mini-complejo Cultural y Deportivo”. Questo per me, per i ragazzi dell’oratorio e in genere per la gente di Puerto Nuevo, è “un sogno meraviglioso”. Sto lavorando intensamente da vari mesi con pratiche interminabili.. Fin dove si può mi faccio aiutare da qualche laico, ma fondamentalmente devo essere presente io, con il mio aspetto di prete anziano innamorato della gente di Puerto Nuevo, per ottenere qualche passetto avanti nelle pratiche. Sono sicuro che ci riuscirò perché Dio vuol bene a quella gente, perché la Chiesa, la sposa amata del Signore, ha bisogno di quest’opera, e perché ho incaricato San Giuseppe di essere il gestore generale della mia Impresa.»

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“…dopo la mia esperienza in Perù, i Superiori mi hanno portato sulla costa dell’Oceano Pacifico e mi hanno affidato un quartiere della Parrocchia: Puerto Nuevo. Lavoro qui da più di sei anni. È una zona “rossa” per violenze, droga, furti, assassini…”

“…i ragazzi mi vogliono bene, sono per loro un padre e un amico…”

“…una sera, dopo 3 giorni che eravamo senza luce elettrica nel nostro locale, spente le candele, invitati i ragazzi a ritirarsi per andare nelle loro case si fermavano nel pianerottolo e le scale per restare uniti, sentirsi amici e fratelli, sentirsi in famiglia… allora ho capito che era giusto e urgente costruire una Casa per loro. Ancora i preparativi non sono finiti, la burocrazia è interminabile… ma tutti mi assicurano che il signore ci farà il miracolo di poter costruire la “Casa dei Giovani” e io con i vostri aiuti cercherò che sia bella. Intanto, con vari collaboratori mi dedico a preparare i ragazzi che dovranno essere in futuro gli animatori dell’oratorio e della loro Casa…”

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