De Vettor p. Remigio

Missionario Guanelliano

Nato a Cadola il 06.01.1939

Missionario dal 1968 a Porto Alegre (RS), Itaguai (RJ), Caxias (RJ); da vent’anni vive a Salgueiro (PE), nel nord-est del Brasile.

Il sogno, la sua “Africa”..

«Un giovane missionario dalla lunga barba ci preparò alla cresima e ci fece scoprire l’Africa nera dove lavorava, con le sue avventure entusiasmanti nella foresta vergine, in mezzo a tribù primitive. Quanto entusiasmo e amore dimostrava per quei poveri e per la loro salvezza! Alcuni giorni dopo, il giovane vescovo di Belluno, Girolamo Bordignon, mi cresimava e rimasi impressionato per la sua figura imponente e la lunga barba nera. Quelle barbe e l’Africa cominciavano a conquistarmi e a farmi sognare.

Il sogno era forte e vivo, e cominciava a diventare realtà. Ero arrivato alle soglie del sacerdozio; prima dell’ordinazione mi fu chiesto cosa volessi fare, risposi prontamente: “Essere missionario in Brasile”. Fui accontentato, e così, prete novello, cominciai la grande avventura. Brasile! Era la “mia Africa”, sognata fin dall’infanzia. Nella nave che mi portava a Rio de Janeiro vissi per 15 giorni combattuto tra sentimenti di grande entusiasmo e ansietà. Mi piaceva stare a prua, da solo, a guardare lontano, in piedi, come a sfidare i mari e a conquistare quel mondo che già amavo tanto.

Ho passato ben 12 anni nella periferia di Rio de Janeiro e nella malfamata Baixada Fluminense, in mezzo al popolo umile ed emarginato. Ho scoperto la povertà estrema delle favelas e la bellezza interiore della maggioranza di chi vi abita. Ho soccorso centinaia di bambini, tirandoli fuori dalla strada e aprendo loro nuovi orizzonti, attraverso l’educazione scolastica e professionale. Ho sentito sulla pelle la terribile realtà della violenza, dell’insicurezza, dell’impunità. La missione sognata non era più avventura entusiasmante, ma cruda realtà di oppressione e ingiustizia.»

..uno spiraglio di luce..

«Ora, quando ritorno in missione, dopo i brevi periodi di riposo nella mia patria bellunese, non mi sento più il conquistatore ardito della prima traversata oceanica, ma, rannicchiato in una poltrona dell’aereo, ringrazio Dio di avermi chiamato ad essere solo una speranza, uno spiraglio di luce cristiana per tanti oppressi. Le sfide aumentano, le mie forze diminuiscono, ma l’entusiasmo è sempre quello di una volta, quando ho cominciato a sognare. Dio mi ha condotto per le sue strade sconosciute, lo ringrazio di cuore, felice di poter spendere la mia vita per il suo regno. Vale la pena, è gratificante.»

Salgueiro, 20 marzo 1996

L’acqua dà vita e speranza..

«La pioggia è ancora una speranza, quando diventerà realtà? Le dighe sono pronte, ma sono bocche riarse di sete pluriennale sempre aperte. Sembra che anche quest’anno le cose si mettano male in questo pezzo di sertao. Ma continuiamo ad andare avanti e a gridare “dacci acqua”. Arriverà il giorno in cui la roccia si spaccherà e fluiranno torrenti di vita..»

Salgueiro, 6 giugno 1996

Ricordando le origini..

«Ieri ci siamo incontrati, 3 bellunesi, qui a Salgueiro: don Vito e don Livio sono venuti a visitarmi. Abbiamo passato qualche ora insieme, ricordando Belluno e le nostre origini. Ci ha fatto bene stare insieme, anche se per poche ore. La nostra vita è troppo stressante, difficilmente riusciamo a fermarci: è una malattia dei montanari! E questa cultura ce la portiamo con noi, non riusciamo a spogliarcene. Il lavoro di costruzione delle dighe continua: si è bloccato un po’ durante le piogge, che quest’anno sono state abbastanza buone per l’agricoltura. Le 10 dighe fatte hanno ridato vita e speranza alle comunità interessate: le piogge non sono state torrenziali da poter riempire gli invasi, ma c’è acqua sufficiente per un altro anno di vita.»

Salgueiro, 16 marzo 1997

«Le piogge anche quest’anno sono scarse, e gli invasi sembrano uccellini col becco aperto, aspettando di riempirsi! Speriamo! Comunque anche quest’anno le comunità se la caveranno con la poca acqua raccolta. La salute tiene. Il cuore è buono.. è la testa che fibrilla! Bisognerebbe cambiarla, ma i montanari sono “rocce”. Andiamo avanti con la grazia di Dio e la volontà di far sentire il regno dell’amore tra i poveri. Anche Belluno.. è piccola, ma ha un cuore straripante di solidarietà!»

Salgueiro, 26 agosto 2002

Dopo una visita di alcuni giovani volontari bellunesi, ci scrive..

«Sarà interessante riunire questi giovani che in varie parti del mondo hanno toccato con mano altre realtà e altri valori, perché non rimangano solo il ricordo di una bella esperienza di volontariato, ma ritornino seminatori, nella realtà bellunese, di valori riscoperti.»

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