Detomaso p. Giuseppe

Missionario Comboniano

Nato a Pieve di Livinallongo il 31.01.1942

 

Missionario in Etiopia dal 1972; ha operato nel vicariato di Awasa: nelle missioni di Dilla, come direttore della scuola e coadiutore, Arramo, come superiore e parroco, Galcia, nella Scuola Comboni ad Awasa, a Dongora, Tullo e Arosa. Attualmente opera nella nuova parrocchia di Arosa.

Dongora, 20 Ottobre 2002

«Noi missionari non possiamo tacere»..

«Nei giorni passati, radio, tv e stampa hanno a lungo parlato della conferenza mondiale sui problemi dell’ambiente, dello sviluppo e della fame, che si è tenuta in Sudafrica e alla quale hanno partecipato quarantamila delegati. Noi missionari, quando sentiamo parlare di queste gigantesche conferenze e della massa di soldi che vengono messi a disposizione per realizzarle, e poi degli scarsi risultati, che spesso si riducono a buone intenzioni, a proposte e suggerimenti che a stento riescono a raggiungere la soglia dei grandi poteri finanziari, che dettano leggi commerciali ingiuste che accrescono sempre più il divario tra ricchi e poveri, ci sentiamo scoraggiati, però non fino al punto di tacere su quello che ogni giorno vediamo. Noi non siamo giornalisti o turisti. Da molti anni ci troviamo a contatto con situazioni di fame, di povertà, di miseria e di sottosviluppo, che esigono con urgenza di essere prese in seria considerazione, non solo fornendo aiuti immediati, ma anche introducendo nuove politiche di sviluppo, che mettano al primo piano i poveri. Se qui, in Sidamo, una normale famiglia avesse a disposizione per vivere un euro al giorno, sarebbe una famiglia ricca.»

Tullo, 10 agosto 2003

La fame, il raccolto.. La malaria, gli aiuti..

 «Qui a Tullo, quest’anno abbiamo avuto sufficienti piogge e i campi promettono un buon raccolto. Il governo sta ricevendo dall’estero grandi quantità di viveri, che sta distribuendo un po’ ovunque. A me sembra che manchi una politica che affronti radicalmente i problemi endemici della fame, e che vada oltre alla semplice distribuzione di viveri.

Qui siamo infestati dalla malaria, che fa molte vittime, il più delle volte per mancanza di medicine o di ricovero in ospedale. Purtroppo molto poveri, anche in caso di serie malattie, non possono fare altro che raccomandarsi alla volontà di Dio. A loro, noi diamo aiuto..»

Ci informa sulla sua nuova missione..

«La nuova missione di Arosa conta 15.000 fedeli sparsi in 40 cappelle su un territorio di 500 Km2. La zona è formata da una serie di coste e valli, che scendono da un altipiano posto a 2.500 metri di altezza sul livello del mare. La zona, che gode di un clima temperato, è ricca di vegetazione. La densità della popolazione è ai limiti della capacità del territorio. La sussistenza della gente dipende dall’agricoltura e dalla pastorizia, dal piccolo commercio e da lavori governativi. L’aumento della popolazione, che porta ad una continua suddivisione del territorio tra i nuovi gruppi famigliari, crea problemi di sussistenza e obbliga molte famiglie ad emigrare.

Il diffondersi di un piccolo commercio (caffè, mais, bestiame) fa sì che il denaro circoli, aumenti, e porti molte persone a vivere una vita migliore. Questo lo si può vedere nel modo di vestire, di costruire le case e anche di mangiare. L’educazione, specialmente a livello elementare, sta diffondendosi molto rapidamente. Ovunque sorgono scuolette e un buon 65% dei ragazzi di età scolastica le frequentano. Purtroppo, la mancanza di libri e di un appropriato metodo di insegnamento abbassa il livello di apprendimento.

In campo sanitario si sta facendo un grande sforzo per migliorare la salute e l’igiene della gente. Tuttavia, specialmente nelle campagne, la mancanza di strutture, di personale medico qualificato, di medicine, fa sì che molte persone non possano avere le cure adeguate.

Le nostre popolazioni sono religiosissime, basta guardare al numero della chiese di varia denominazione cristiana, che a tappeto coprono tutta la regione Sidamo. È difficile trovare un sidamo che si definisca pagano. Molti sidamo passano molto tempo della settimana pregando e cantando, sia nelle chiese, come nelle famiglie. Tuttavia, spesso, si notano esaltazioni spirituali esagerate, esibizionismi, individualismi, distacco tra fede e morale. Qua e là sorgono approfittatori e commercianti, che usano Dio e la religione per fare soldi. Nonostante questi aspetti negativi, molte persone trovano nella fede un grande aiuto per risolvere i loro problemi.

I nostri progetti pastorali sono: predicare del Vangelo; amministrare i sacramenti; creare tutte le strutture parrocchiali che aiutino i fedeli a vivere la loro fede (associazioni, consigli, movimenti, ecc.); far sì che le nostre parrocchie diventino autosufficienti in campo religioso, economico e sociale; far sì che le nostre comunità (cappelle) diventino delle vere famiglie in cui insieme si prega, ci si aiuta e ci si vuol bene. I progetti a breve termine: costruire la chiesa parrocchiale e portare la luce elettrica ad Arosa. I due progetti sono stati iniziati e sono in via di realizzazione.»

 

Arosa, 20 Settembre 2005

La realizzazione dei progetti: la chiesa parrocchiale..

«Qui nella nuova missione di Arosa, tra le tante attività sociali e religiose, ho iniziato a costruire la nuova chiesa parrocchiale. Un sentito grazie a coloro che hanno inviato generose offerte, senza le quali la nuova chiesa sarebbe solo un bel sogno. Il giorno della posa della prima pietra, ognuna delle 37 cappelle ha portato una pietra lavorata con su scritto il nome della cappella. Le 37 pietre sono state poste nelle fondamenta, ognuna alla base di una colonna, a significare che la chiesa parrocchiale è la madre di tutte le altre cappelle succursali.

Noi missionari, se vogliamo realizzare qualche opera religiosa o sociale, siamo costretti a fare la figura del povero che stende la mano.»

 

Arosa, 13 Marzo 2006

..e la “luce ad Arosa”..

«L’iter del progetto “luce ad Arosa” è sulla buona strada. Speriamo che con l’aiuto di Dio e dei nostri benefattori possiamo portare a termine quello che abbiamo iniziato. In questi giorni, anche il cielo, a gioia di tutti i nostri contadini e pastori, si è caricato di nubi, che versano sulla terra secca abbondanti piogge. Dopo tanti mesi di siccità, tutta quest’acqua è un vero dono di Dio per uomini, bestiame, campi e prati. Speriamo che continui. Dove c’è acqua c’è vita e cibo.»

Laici in missione..

«In questi anni passati in Etiopia, sono sempre stato aperto ad accogliere i laici che sono venuti in missione. Nel limite del possibile, ho cercato di far sì che la loro esperienza si traducesse in esperienze di lavoro, di amicizia e di contatto con la gente locale. In generale, la loro presenza è sempre stata positiva sia per noi come per la gente locale.»

Restiamo in contatto..

«Sentirci in contatto con la nostra diocesi di origine, sostenuti nelle nostre attività e ben accolti al nostro rientro in patria, è per noi un grande stimolo a continuare a lavorare per la diffusione del Regno di Dio. Un sentito grazie.»

Infine, qualche simpatico modo di dire, tipico del sidamo..

«Il sidamo quando saluta dice “Sada manna kereo”: il bestiame e le persone stanno bene; il bestiame viene prima delle persone. Uno dei primi peccati confessati (per loro gravi) è “Sada tonommo”: ho maledetto la mucca. Questo per dire l’importanza che il bestiame ha per loro.

Al principiante che vuole imparare la lingua sidamo, dicono: “Sunūnni kupiccio lekkati aranno”: un po’ alla volta, con un po’ di pazienza, anche un uovo può andare a piedi.

A chi lavora per gli altri senza trovare riconoscenza, i sidamo dicono: “Manni maganirā ye dolla gîramomma yitino midanĉio”: povera me, dice la pentola, a lavorare per gli altri mi sono bruciata il sedere (traduzione libera).»

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“…problemi di età, di salute e di cultura diversa rendono la vita comunitaria e apostolica non sempre facile. C’è bisogno di tanto lavoro di lima e di pazienza…”

“…assieme a tante consolazioni spirituali non mancano problemi e difficoltà che spesso col passare del tempo e un pizzico di pazienza si risolvono…”

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