Grones sr. Agnese

Missionaria Figlia di S. Paolo

Nata a Pieve di Livinallongo il 10.01.1942

 

Missionaria in Canada dal 1969 al 1979, e in Pakistan dal 1980, dove vive attualmente, assistendo i poveri della capitale.

 

Un amore più grande..

«Con gioia voglio condividere con voi giovani la scelta di lasciare le mie fresche, attraenti e bellissime montagne, che amo tanto, per essere missionaria qui in Pakistan.

L’estate nel deserto è torrida. È come vivere in un forno con 50 gradi di calore, senza vero ristoro notturno, perché la temperatura non cala a sufficienza per dare sufficiente refrigerio al corpo. Oltre a questo, c’è la situazione molto tesa e dura che il paese sta vivendo e che rende ogni cosa più difficile. Il motivo per cui, nonostante tutto, non ritorno alle mie montagne, che pure mi attirano molto, è dovuto ad un amore più grande, che mi ha preso e che mi fa amare, in Gesù, gli altri più di me stessa. È tale la gioia in questo, che non ha paragone con il sacrificio e dà valore e significato al sudore e alle lacrime. L’amore mi spinge, la fede mi sostiene. È la fede che rende possibile un cammino arduo e buio. È durissimo convivere con mentalità diverse, lingue complesse, religioni assolutiste come l’Islam. La fede è la benzina per il motore, che non si logora, solo perché è Lui che conduce la barca della mia vita.»

La gioia di dare gioia..

            «Conosco un pellegrino pakistano, ricco solo della sua povera bisaccia vuota e di due anelli di latta con perle matte, che si accontenta di pochissimo per il suo corpo e per la sua dimora. Non ha soldi, e i pochi che raccoglie li usa per dare gioia agli altri. Tra le altre cose, raduna masse di fanciulli ed adulti e dà loro la possibilità di godersi la visione di una videocassetta in urdu (la lingua del posto) sulla vita di Gesù. Per questo va e va e va sotto il sole e con poca acqua, ma con la sola gioia di dare gioia.

E voi, carissimi giovani, tentate di vivere e camminare per dare gioia, per credere e trovare speranza e fiducia, come il pellegrino del Pakistan.»

Karachi, 30 Novembre 2003

Ci ringrazia.. e ci invita a pregare..

            «Il nostro guardiano ci chiedeva un prestito per costruire la casa fatta di due stanze; sapendo però che non potrà mai restituire la somma, abbiamo deciso che l’aiutavamo con l’offerta dataci dai nostri benefattori. A nome suo vi ringrazio. È un uomo che conosciamo da tanti anni; fin da bambino ha fatto lo spazzino, ed ora cammina tutto curvo, per aver sempre scopato strade e cortili dei ricchi, con una misera paga. Inoltre, stava diventando cieco, non avendo soldi per l’operazione delle cateratte; anche per questo abbiamo pagato noi il medico. Dopo l’operazione, è tornato felice a ringraziare, perché ora ci vede e può continuare il suo lavoro. Grazie alla vostra generosità, abbiamo potuto alleviare il peso delle sofferenze di molte persone che ogni giorno vengono a bussare alla nostra porta per chiedere aiuto; anche a nome loro, un grazie di cuore. Sono certa che il Signore ricompenserà i vostri sacrifici.

Preghiamo per la pace nel mondo, affinché il Signore ci protegga dalla violenza e dalla vendetta e dagli atti barbarici, dei quali, ogni giorno, ci parlano i giornali.»

Karachi, agosto 2005

I giornali…

            «I sentimenti dei cristiani in Pakistan sono stati profondamente feriti dalle pubblicazioni infondate sui giornali di lingua urdu nel mese di giugno. In seguito a queste pubblicazioni, la libreria gestita dalle Figlie di S. Paolo in località Saddar, Karachi, è stata invasa dalla polizia, che ha confiscato alcuni video e cd. L’impiegato è stato arrestato e messo in prigionia per 24 ore di interrogatorio, e le suore sono state tormentate e intimidite.»

 

 

Karachi, febbraio 2006

Notizie per telefono..

            «Fuori, lungo le strade, stanno manifestando. Con slogan contro l’occidente. Ed hanno cercato di forzare la nostra libreria. Ma io sto bene. Con le consorelle resto chiusa dentro casa. Non sappiamo come la situazione stia evolvendo, perché non abbiamo più alcuna comunicazione con l’esterno. Non riusciamo a vedere la televisione e siamo completamente isolate. Un abbraccio a tutti i bellunesi. Pregate per noi.»

 

Karachi, 2 marzo 2006

La manifestazione continua..

            «Qui a Karachi la tensione è sempre alta. Oggi abbiamo sentito esplodere una bomba, vicino al consolato USA. Sembra ci siano state delle vittime, compreso un diplomatico americano. Col denaro inviatoci, compreremo paramenti sacri e Bibbie, perché in una chiesa cattolica della città, alcuni manifestanti hanno bruciato tutto..»

 

Belluno, 18 maggio 2007

Da un dialogo con lei…

Suor Agnese ci racconta delle calamità che hanno travolto i pakistani negli ultimi mesi del 2006.. Un terremoto ha colpito la zona di montagna, interessando anche la casa del loro guardiano: una sua figlia è stata recuperata dopo due giorni passati sotto le macerie, ed ora sta bene, mentre il bambino di due anni è morto. Era l’unico figlio maschio, e questo aggiunge dolore alla famiglia, in una cultura in cui la donna non è nessuno. In montagna l’inverno è freddo, e tuttora molti terremotati non hanno trovato una sistemazione; alcuni dispongono di tende per vivere. Poi un’alluvione, nel settembre 2006, ha colpito molta gente, costretta ora a vivere lungo le strade..

Ci racconta, inoltre, dei contrasti tra cristiani e musulmani, dovuti all’identificazione, da parte degli estremisti islamici, di tutti i “bianchi”, cristiani, come “americani”, verso i quali provano sentimenti di odio, a causa della guerra. Di conseguenza, nelle scuole, i bambini cristiani vengono presi in giro, umiliati, non possono bere alla stessa fontana; cambiano i loro nomi cristiani di battesimo, per non essere subito riconosciuti ed “etichettati”. Alcuni vengono bocciati, solo perchè cristiani; ed anche nei posti di lavoro, viene assegnata sempre la precedenza ai musulmani. La loro attività catechistica, comunque, va avanti..

Ci racconta della gioia della gente quando le suore proiettano film religiosi, tradotti in lingua urdu: persone che normalmente non hanno la tv, si fermano per ore davanti al megaschermo, costituito da un lenzuolo in mezzo alla strada; così, dice, si può vedere da entrambe le parti!

Impossibile non notare, per tutta la durata del dialogo, il sorriso negli occhi di suor Agnese..

Ultime lettere…

So che desiderate conoscere la situazione gravissima del Pakistan, e volentieri vi apro il cuore e vi comunico in che terribile realtà versa questa tormentata e sconvolta popolazione. L’alluvione è praticamente un incontrollabile diluvio. Le zone colpite sono veramente disastrate. Una grande quantità di acqua ha ridotto i fiumi e le terre in mare ed essendo l’acqua incontenibile (fino a 60 metri di profondità) continua a scorrere con violenza (fino a 10 metri) e la settimana scorsa ha coinvolto nella devastazione 40 nuovi villaggi nelle vicinanze di Multan. E tutti si stanno impegnandosi al massimo per impedire che le acque raggiungano la città principale. 

Dalle notizie fornite dai Media avete appreso quanti morti – non si può saper il numero – e quanti disastrati rimasti vivi per miracolo ed ora sfiniti e soggetti a colera, infezioni e malattie sono in campi per rifugiati (pochi e male assistiti) e tantissimi agglomerati in gruppi privi ancora di assistenza. Gli aiuti internazionali sono limitati e stranamente maltrattati dai Taliban che hanno ucciso 3 volontari e feriti 5. La Caritas e altre organizzazioni si danno da fare, ma sono limitati in  numero e possibilità. Il Governo: assolutamente lento e più impegnato a litigare con i politici per assegnare le competenze d’assistenza che assistere ed aiutare specialmente i più poveri.

Inoltre durante le settimane dopo l’alluvione abbiamo avuto violenza a non finire: bombe in Lahore  e Quetta, uccisioni in Karachi ed oltre. I Vescovi hanno affidato alle comunità religiose il compito di ottenere sussidi ed unirsi per assistere direttamente i bisognosi. Anche noi faremo la nostra parte  appena avremo fondi. 

Dalle notizie fornite dai Media avete appreso quanti morti – non si può saper il numero – e quanti disastrati rimasti vivi per miracolo ed ora sfiniti e soggetti a colera, infezioni e malattie sono in campi per rifugiati (pochi e male assistiti) e tantissimi agglomerati in gruppi privi ancora di assistenza. Gli aiuti internazionali sono limitati e stranamente maltrattati dai Taliban che hanno ucciso 3 volontari e feriti 5. La Caritas e altre organizzazioni si danno da fare, ma sono limitati in  numero e possibilità. Il Governo: assolutamente lento e più impegnato a litigare con i politici per assegnare le competenze d’assistenza che assistere ed aiutare specialmente i più poveri.

Inoltre durante le settimane dopo l’alluvione abbiamo avuto violenza a non finire: bombe in Lahore  e Quetta, uccisioni in Karachi ed oltre. I Vescovi hanno affidato alle comunità religiose il compito di ottenere sussidi ed unirsi per assistere direttamente i bisognosi. Anche noi faremo la nostra parte  appena avremo fondi.

Comments are closed.