Pante m. Virgilio

Missionario della Consolata

Nato a Lamon il 16.03.1946

 

Missionario in Kenya dal 1972, nelle diocesi di Nyeri, Marsabit, Kisumu, Nairobi e Mararal. Attualmente è Vescovo di quest’ultima diocesi.

I Samburu insegnano..

            «I Samburu del Kenya, i pastori nomadi, nel deserto, mi hanno dato moltissimo con la loro semplicità e ospitalità. Mi hanno insegnato a vivere il momento presente, a celebrare la vita e a condividere il poco che si ha. Si può vivere anche senza televisione, ma non si può vivere senza parlarsi.»

Nascono i pastori..

«La mia più grande soddisfazione è stata quella di iniziare un seminario per i pastori. Pastori non di capre e cammelli, ma di anime. Mentre le famiglie europee in estinzione non danno più vocazioni alla chiesa e al mondo, in Africa i poveri rispondono generosamente alla chiamata di Dio.»

 

Ci invita a rileggere il Vangelo..

«Io sono convinto che il futuro appartenga ai poveri e a quelli che credono e sperano nella vita, nonostante tutto. Per noi ricchi, la loro presenza dev’essere una costante sfida a tirare fuori il meglio di noi stessi e un obbligo a rileggere il Vangelo e a prenderlo sul serio. Per questo, Dio si fece povero. Ma i poveri, gli stranieri, i “differenti”, non vivono solo in Kenya, ma anche nel bellunese. Andiamo loro incontro, perché abbiamo tanto bisogno di loro, più che loro di noi.»

 

Ci descrive l’ambiente..

«L’ambiente è costituito da società pastoralizie (Samburu, Turkana, ecc.) seminomadi, piuttosto emarginate dal resto del Kenya. Sono diffusi l’analfabetismo, le razzie di bestiame, le malattie tropicali, con scarse cure mediche; il clima presenta siccità periodiche.»

 

Mararal, 10 Novembre 2001

L’attesa pioggia..

            «C’è pioggia in questo momento e si vede un po’ di verde: le capre esultano.»

Mararal, 9 Febbraio 2002

La profezia si avvera!

            «Un mio catechista, ai primi di gennaio, ha visto questo fatto coi suoi occhi, insieme a uno stuolo di turisti e fotografi dentro il parco nazionale Samburu. Una leonessa ha adottato per 15 giorni un piccolo antilope oryx e dormiva con lui, finché un maschiaccio glielo ha divorato. “Caro vescovo Pante”, mi disse commosso, “sei un profeta! Si è avverata finalmente la tua profezia del leone che vive con l’agnello, come tu hai disegnato sullo stemma episcopale!” (che poi è di Isaia, cap. 11). “Ora i Samburu e i Turkana vivranno in pace. Incominciamo l’anno con una nota di speranza: gli animali ci invitano alla riconciliazione. Tu non credi nei miracoli?”»

Adustina, 12 Settembre 2005

In visita alla missione di Padre Lucio, suo fratello..

            «Sono privilegiato di questa esperienza forte, la mia prima in America Latina. Gente bella, spontanea, che celebra la vita e la fede. Vorrei che molti avessero questa occasione che ho avuto io.»

Mararal, 2006

I progetti pastorali e sociali..

«Il nostro progetto è formare laici, catechisti e clero diocesano. Curiamo l’ospedale di Wamba e dispensari, una scuola di infermieri e una scuola tecnica, maschile e femminile. Gli ideali a cui facciamo riferimento sono principalmente due: coscientizzare i cristiani a non dipendere da aiuti esterni, ma ad autosostenersi finanziariamente, ed essere, come Chiesa, elemento di coesione tribale e di riconciliazione e pace.»

 

Mararal, 3 Maggio 2006

Quel patto di amicizia..

            «Dopo una grande siccità, che ha ucciso più di metà del bestiame e messo in ginocchio la gente, specialmente i vecchi e i bimbi, ora si è messo a piovere finalmente. L’altra settimana una corriera, a pochi chilometri da Mararal, fu portata via da una brentana notturna e ci furono quattro morti. Qui siamo nel pese degli estremi: o troppo o niente.

Insieme alla benedizione della pioggia è arrivata adesso la maledizione della guerra tra Samburu e Pokot. Questa è una cosa nuova, perché i Samburu vivevano da buoni vicini. Ora, non solo si rubano il bestiame, quel poco sopravvissuto alla carestia, ma li ammazzano pure. I Pokot sono armatissimi di mitra AK 47. Più di 5.000 Samburu hanno abbandonato le loro capanne a nord-ovest di Mararal, con le loro poche masserizie caricate sugli asini e i bimbi sulla schiena, e trovano rifugio provvisorio nelle missioni di Suguta Marmar, Partuk, Kisima, Mararal town. Anche la Croce Rossa ha portato un po’ di cibo. Il governo, invece, si dimostra lento e disorganizzato. La polizia ha paura dei mitra dei banditi, e così la gente si difende da sola, con le armi illegali che ora tira fuori. Il governo dice ai Samburu di ritornare indietro alle loro capanne, insieme al poco bestiame, promettendo loro del cibo. Ma niente da fare, la gente non si fida più. Quanto ci vorrà perché la pace e la fiducia reciproca ritornino? Le ferite più lunghe da guarire, poi, saranno quelle dei cuori, che si odiano profondamente. E qui, come Chiesa, dovremo impegnarci a fondo: sarà la prova della nostra credibilità. Intanto, sento che interviene l’esercito (!), che picchia vecchi e mamme per sapere dove si sono nascosti i figli con le armi.

Per me la soluzione sta nell’incontrarsi tra anziani Pokot e Samburu e rifare il patto di amicizia che fu sancito nel 1932 nel villaggio di Amaya, ove ancora oggi c’è il sasso monumentale. La settimana prossima si apriranno le scuole, ma in una ventina di villaggi non si riapriranno.

Scusate lo sfogo. Ma durante il tempo di Passione abbiamo pianto tutti in chiesa, e ora la Resurrezione tarda ancora a venire. La speranza e il perdono sono le parole che ripeto nelle prediche fino alla noia. Pregate anche voi con noi.»

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2 maggio 2008

“…la Pasqua ha portato un po’ di novità e risurrezione anche in Kenya. Si è formato un governo di coalizione e ora la torta è divisa a metà e così tutti mangiamo in pace…”

“…trovo i Cristiani dimezzati perché molti di loro sono scappati e sono saliti sulla foresta abbandonando scuole e cappelle. Perché? L’altra settimana è successo un fattaccio. Gli anziani hanno organizzato un incontro di pace fra Samburu e Turkana. Un giovane Samburu ha sparato nelle gambe di un vecchio Turkana che poi è morto dissanguato. L’incontro di pace è così degenerato in un incontro di guerra…”

Per combattere l’uomo vecchio e far nascere l’uomo nuovo (usando il linguaggio paolino) per me ci vogliono la fede in Gesù e la scuola (progresso). Solo così si cambierà il cuore e la mente. Bisogna seminare in continuazione parole di Pace anche se i frutti saranno lenti e scarsi.

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