Pendandola d. Giuseppe

Missionario Diocesano di Belluno-Feltre

Nato a Rivamonte Agordino il 25.03.1937

 

Missionario dal 1968 in Brasile, Cile ed Ecuador. Dal dicembre 2006 nuovamente in Brasile.

Dalla playa alla sierra..

            «Sono passato da Esmeraldas, la perla negra, alla sierra con los indigenos, per problemi grossi (difendevo i diritti dei poveri ed ero quindi perseguitato dai dominatori. Las Palmas è il barrio chic di Esmeraldas, dove abitano tutte le autorità!). È stato un cambiamento molto forte. Dalla cultura nera alla cultura indigena.

A Riobamba ho potuto toccare con mano la situazione disastrosa degli indigeni. La povertà, la miseria, il complesso di inferiorità degli indigeni delle varie comunità della zona sud della diocesi (Canton Alausì). Indigeni senza terra, sfruttati, emarginati dalla società, analfabeti. Il lavoro della diocesi, con mons. Proaño, aveva dato dei frutti. C’erano catechisti, animatori di comunità, missionari. La radio diocesana aveva alfabetizzato molti. C’era la lotta per la terra. Ma la stragrande maggioranza, specialmente nelle comunità più lontane, rimaneva nel buio della notte dei 500 anni di sottomissione. Però, dentro di loro, c’era il seme della speranza: silenziosi, contemplativi, difensori e amanti della natura, comunitari, il condividere tra poveri. Sotto la cenere c’erano le braci ardenti. Senza saperlo, avevano in sé il Dio che vive.»

«Ho deciso di aiutarli a sorridere»..

«Ho visto mille e mille volti di indigeni impassibili, ma che nascondevano un dolore immenso. Allora ho deciso di rimanere con loro, per aiutarli a rompere la scorza durissima ed aiutarli a sorridere di nuovo, con la dignità di uomini liberi.

La diocesi di Riobamba con mons. Proaño ha preso la difesa al diritto della terra, del lavoro, della giustizia, la libertà di organizzazione, la libertà di espressione, rispetto alla dignità della persona umana.»

Dall’Ecuador, 17 Dicembre 2004

Un pensiero oltre oceano, in Africa..

«Cosa succede in Costa d’Avorio? Pareva che tutto fosse calmo, invece.. La pace è frutto della giustizia, dell’amore e del perdono.»

Vera evangelizzatrice dell’America Latina: la Madonna di Guadalupe

«La Madonna di Guadalupe è considerata la vera evangelizzatrice dell’America Latina. Il metodo di Guadalupe, nell’incontro con Juan Diego, ci insegna:

Il punto di partenza è la realtà. Nella missione, questo si traduce in: visitare le famiglie, fermarsi con loro, lavorare con loro, ascoltarli, dialogare anche tutta una notte se è necessario, dormire con loro (per terra..), accettare con allegria la casa, il mangiare, ecc..

Intervenire opportunamente. Guadalupe è audace. Da un enfoque nuovo (o meglio antico), quello di Gesù e degli apostoli: la Buona Novella della salvezza a un popolo disfatto, senza speranza.

Quest’incontro conduce alla pienezza, non alla distruzione dell’indio (persona, cultura, riti, ecc..). E converte l’indio povero, umile, sfruttato, vinto, in missionario della Buona Notizia. È lui che deve dare il Vangelo al Vescovo, alla Chiesa, al suo popolo.

Il metodo di Guadalupe ci porta ad una solidarietà piena con il popolo indigeno.

Questo metodo da dignità alla donna. È importante, perché le indigene hanno un complesso di inferiorità molto grande. E nelle comunità le donne sono disprezzate, maltrattate.»

Gli indigeni e la Natura..

«Gli indigeni vivono la relazione con Dio quando contemplano la Natura, quando considerano la Terra che genera vita, quando invocano Dio nella semina, nel raccolto, in ogni lavoro, quando vivono la vita comunitaria, il servizio, quando raccolgono le medicine nella gran farmacia di Dio che è la Natura, quando condividono, sono solidali. Maria di Guadalupe insegna che siamo pienamente figli di Dio quando siamo pienamente noi stessi, indigeni con la nostra cultura.»

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