Pellegrini p. Giampietro

Missionario Comboniano

Nato a Livinallongo il 08.05.1955

 

Missionario in Perù dal 1987, nella missione di Huánuco, di Cerro de Pasco, nel 1993 per due anni nella pastorale vocazionale a Santiago in Cile, poi fino al 2001 nella missione di Baños. Animatore missionario a Bressanone dal 2001 al 2005, è poi ripartito per Cerro de Pasco.

Ricorda la sua vocazione..

            «Ero seminarista a Belluno, nel Seminario Gregoriano. Pensavo di prepararmi per essere un buon sacerdote in diocesi. Poi, però, è nato qualcosa di nuovo in me. Non sono in grado di stabilire il momento preciso dell’inizio della mia vocazione missionaria. Ricordo che l’idea e la voglia di aiutare là dove c’era più bisogno erano da sempre presenti nel mio cuore e nella mia mente. E così un giorno decisi di partire. Fu la mia una pazzia giovanile? Forse! Certo però che ne è valsa la pena! Il 22 ottobre 1987 partivo per il Perù, per essere missionario, così come avevo sempre desiderato e sognato. E qui, quasi mi si fa un nodo alla gola, e le parole stentano ad uscire dal cuore: perché la missione è vita, è esperienza concreta e reale di un Dio che ti ama e di un popolo (gli indios delle Ande, nel mio caso) che ti vuole bene e ti accoglie come un fratello.»

 

Santiago 1995

Ci invita alla missione!

            «Mi piace riassumere gli splendidi anni di missione in Perù in una parola: compartir. È spagnolo. Significa: condividere. Condividere tutto: la propria vita, la fede, i beni materiali, l’intelligenza, in una parola, la vita umana e cristiana intera.

Se vuoi capire di più e meglio la missione, lanciati in questa avventura. Come missionario sono convinto che il Vangelo non si capisce e non si vive tanto con la testa, ma con i piedi. Perché la missione è essenzialmente cuore, è vita!»

 

 

Cerro de Pasco, 23 Febbraio 2006

Ci scrive dalla città più alta del mondo..

«Cerro de Pasco è una città di minatori a 4.350 metri sul livello del mare. È la città più alta del Mondo. Tutta la zona o la regione è piena di miniere; la gente quindi viene quassù per motivi di lavoro. La nostra Parrocchia di San Juan comprende metà della città di Cerro de Pasco, tre accampamenti di minatori e una trentina di paesi di campesinos: gente che lavora la terra e vive del raccolto di patate e dell’allevamento di lama, alpaca e pecore. Si calcola una popolazione di circa 40.000 persone. L’ambiente è tipicamente andino. Siamo sulle Ande e ci si trova a vivere in alta quota, con tutti i problemi di ordine fisico-climatico che questo comporta. Per quanto riguarda la situazione sociale bisogna distinguere tra la realtà dei minatori e quella dei campesinos. I primi svolgono un lavoro estremamente duro e difficile, a volte quasi inumano. Le imprese minerarie fanno bello e brutto tempo, come gli pare e piace; gli operai non hanno molto da dire e opinare, perché vengono subito licenziati. È vero che la paga che ricevono è abbastanza buona; però le condizioni di lavoro sono quasi inumane. Tutto un altro discorso è la vita dei campesinos. È una vita fondamentalmente tranquilla, vissuta nel proprio ambiente e a contatto diretto con la “madre terra o pachamama”, così come gli indios chiamano la terra. Però è una vita senza futuro, senza possibilità di sviluppo. È significativo il fatto che la gioventù preferisce andarsene a Lima o in qualche altra città, invece di restare in paese a coltivare la terra.»

Cerro de Pasco, 9 Aprile 2006

Il settore sanitario ed educativo..

            «Le necessità tra i campesinos sono incontabili. È vero che quassù da noi, sulle Ande, la gente non muore di fame, perché un po’ di patate e qualcosa da mangiare sempre ce l’hanno; però manca quasi completamente l’appoggio dello stato nel settore sanitario ed educativo.»

 

 

Cerro de Pasco, 26 settembre 2006

«In ogni casa si semina»..

            «La mia vita missionaria, quassù oltre i 4000 m, va avanti abbastanza bene; non mi sembra vero che è presto un anno che sono qui. Quando si nota che il tempo passa in fretta, è segno che si sta diventando vecchi!! Il mio lavoro è essenzialmente con i minatori e con i campesinos, i contadini che vivono del lavoro della campagna e di quel poco che la terra riesce a produrre a queste altezze. È gente buona, semplice, povera, però accogliente. Quando si arriva nei loro paesi, ti offrono sempre qualcosa da mangiare, magari anche solo un piatto di minestra e patate. Nel lavoro missionario c’è bisogno di tanta pazienza, perché le conoscenze religiose che hanno sono piuttosto scarse; in ogni casa si semina la Parola di Dio a piene mani, con la certezza che un giorno qualcosa nascerà e porterà frutto.

Di salute, grazie a Dio, sto bene, e questo è già molto, perchè vivere a 4.350 m non è come stare in riva al mare. Questo si nota nella respirazione e nel freddo continuo che abbiamo 365 giorni all’anno.»

 

Cerro de Pasco, Natale 2006

Camminare al ritmo della gente..

«Il 2006 è stato per me un anno pieno di novità e di sfide. È stato l’anno del mio ritorno alla “missione”, nel senso vero della parola, e a questa missione così alta di Cerro de Pasco. Ho dovuto ambientarmi di nuovo a questo mondo, completamente differente da quello italiano o europeo, e ricominciare ad amare e voler bene a questa mia gente, che sono gli indios e i minatori. Il mio pensiero riandava agli anni 1991-1993, quando ero già stato qui a Cerro de Pasco; però mi rendevo conto che la realtà era cambiata. E così, poco a poco, ho ripreso a camminare al ritmo e insieme a questa gente delle Ande.»

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Ho visto molta gente avvicinarsi al Signore e raccomandarsi a lui nella preghiera. È vero che io non posso giudicare la fede degli altri né vedo loro nel cuore; però ci sono elementi che mi permettono di dire che sì c’è ancora fede nella gente. Se poi guado all’altro aspetto del mio lavoro – l’aspetto “materiale” o “sociale”, posso dire che si è fatto parecchio. Anche quest’anno abbiamo portato avanti come parrocchia cinque progetti per aiutare i poveri e i bisognosi: aiuto ai bambini denutriti, medicine per i malati, aiuto ai “Clubes de Madres”, formazione di catechisti, sostegno agli studenti con la biblioteca parrocchiale.


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