Quariglio sr. Giancallista (Bertilla)

Missionaria delle Poverelle

Nata a S. Cipriano di Castion il 03.05.1946

 

Missionaria in Costa d’Avorio dal 1982, dove è impegnata in ambito pastorale e sociale, gestendo un centro di accoglienza per bambini orfani.

L’Eco del Castionese, 31 luglio 1994

Suor Quariglio Giancallista ha celebrato con tanta gioia il 25° dei suoi voti religiosi, prima a Bergamo con tante altre consorelle dello stesso anno, e poi a Castion, circondata da tanta benevolenza e ammirazione. Il 12 agosto è di nuovo partita per la sua missione in Costa d’Avorio, per svolgere i suoi compiti di catechista e animatrice della comunità cristiana locale.

 

Adiaké, 21 Marzo 1995

«Mi sentivo “inviata”»..

«Ciò che mi ha spinto ad andare in terre lontane sconosciute è la scoperta dell’amore di Dio. È una scoperta, o meglio, un’esperienza intima, difficile da definirsi, e solo colui che l’ha provata può capire.. qualcosa. Questo amore di Dio è dunque il movente di una decisione, quasi alla stessa maniera dell’incontro di due giovani che godano di stare insieme e decidano di donarsi l’uno all’altro nel matrimonio. A questo amore profondo di Dio, per me si è aggiunta la parola di Gesù che dice: “Chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi la perderà per me, la ritroverà. L’amore di cui godi non è ancora rivelato a tanti che sono essi pure tuoi fratelli! Hai la capacità e la possibilità di offrire la tua vita.” E quindi non ho potuto rifiutare la mia disponibilità al Signore, poiché egli ha un disegno su ciascuno di noi, per salvare i tuoi fratelli. Il mio compito lo devo svolgere io, perché è stato previsto così dal Padre, fin dall’eternità! Nessuno può rimpiazzarmi!!! Ecco dunque la mia decisione per la missione.

La missione non è sempre facile! L’incontro con una cultura completamente diversa, il clima pesante (abbiamo quasi sempre un’umidità del 100%), le malattie, specie la malaria che mi prendeva una volta al mese; l’impatto con la gente e le loro tradizioni, così contrarie alla nostra mentalità; la difficoltà di fare conoscere il Cristo come liberatore dell’uomo e di tante schiavitù a cui sono ancora legati (vedi gli idoli, gli spiriti da cui proteggersi e difendersi, le tradizioni ancestrali da osservare, a volte inumane..); le fatiche per recarsi da un villaggio all’altro, percorrendo chilometri di piste con buche e fango.. Insomma, se cercavo una realizzazione personale, sarei scappata dopo due mesi di permanenza. Ma mi sentivo “inviata” dal Signore, per cui con la preghiera e la rinuncia al “mio” modo di vedere e l’aiuto delle consorelle, piano piano ho fatto il mio rodaggio e sono ancora qua!

In quanto a rimpiangere ciò che ho lasciato, non è nel mio carattere. Anzi, cerco piuttosto la novità nelle cose. Il mondo missionario offre la possibilità di questa varietà e novità. Ogni cultura ha le sue ricchezze e gli africani ci offrono la loro ospitalità, la loro simpatia, il loro folklore, l’accettazione della loro povertà con dignità ed eleganza. Per cui, vedete, non ci possono essere rimpianti o voglia di ritornare indietro. Ora mi sento a mio agio qui, in mezzo alla mia gente che fa parte di me stessa.»

La sua missione..

«Qui in missione vivo in comunità con quattro suore, tre venete e una zairese. Gestiamo un centro di accoglienza per bambini in difficoltà che provengono da diverse realtà. Ci sono bambini orfani della mamma o di entrambi i genitori, gemelli che la mamma non riesce ad allattare, bambini handicappati e malnutriti. Ospitiamo infine numerosi bambini “decimi” (il decimo figlio di una coppia) che, per tradizione e superstizione, non possono rimanere in famiglia in quanto verrebbero immediatamente eliminati dalla nonna materna. Attualmente ospitiamo 40 bambini di età compresa tra zero e due anni: una gran bella famiglia! Oltre a questa opera, lavoriamo anche nella nostra vasta parrocchia nel campo della catechesi e delle opere parrocchiali.

Le mie giornate scorrono sempre molto velocemente. Alle 5.50 del mattino siamo già in cappella per attingere dalla preghiera l’energia necessaria per la giornata. In casa poi, arriva sempre tanta povera gente che chiede aiuto, specialmente materiale. Ci sono, per esempio, tanti ammalati che non hanno i soldi per pagarsi le medicine. Le malattie più frequenti sono la malaria, l’AIDS, la tubercolosi, le diarree, le malattie veneree. Chi è costretto a ricorrere all’ospedale deve pagarsi la visita, le medicine, l’infermiere, la degenza. Di fronte a queste spese, molti si lasciano morire.. o ricorrono alla medicina tradizionale, con altrettante serie possibilità di rimetterci la vita. La nostra presenza e le opere di carità spingono molta gente ad accogliere l’annuncio e la proposta di una vita nuova. “Il vostro Dio è buono”, dicono, e questa è per noi una grande soddisfazione.»

L’invito a seguire il Signore..

«Insomma, cari giovani, a dare si riceve. È allora molto importante dare molto e con gioia, perché ogni vita è un dono per gli altri. Non abbiate paura a dare la vostra giovinezza al Signore. Egli, che ve l’ha data, saprà valorizzarla giustamente e vi renderà felici come cercate e desiderate di essere. Non badate alle offerte che vi fa il mondo, anche se vi soddisfano momentaneamente, non sono in grado di riempire il vostro cuore di gioia. Non è la strada larga e facile che vi può realizzare. Forza giovani! Scegliete quei valori che durano e che riempiono il cuore di eterna giovinezza. Vi dico queste cose dopo 25 anni di vita religiosa. Se dovessi scegliere di nuovo la mia strada, sceglierei ancora il Signore e il servizio ai fratelli poveri, perché i veri poveri hanno delle ricchezze nascoste, quelle vere.

Guardiamo dove non c’è il Signore, che cosa regna! Disonestà a tutti i livelli, nessuno scrupolo di fare del male al prossimo, diritti dell’uomo violati, grande indifferenza nei rapporti perché al primo posto c’è egoismo e quindi gli interessi personali, ecc.. Se si aprono gli occhi sul nostro mondo, lo vediamo come sta girando! Accogliamo allora questa lezione, miei cari!»

Adiakè, 12 settembre 1995

            «Ci aiuti il Signore a testimoniarlo nel modo a Lui gradito, affinché il Suo Regno si estenda soprattutto in quest’ora in cui sembra che il regno delle tenebre prenda il sopravvento sul bene.»

Ayamè, 28 ottobre 1999

            «Il vostro ricordo ci fa sempre molto piacere e ci fa sentire ancora della chiesa locale, anche se ormai da 200 anni lontana dalla radice. Grazie di cuore per aiutarci a dire al mondo che il Padre è misericordia e provvidenza.»

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11 novembre 2008

Ci permettete di fare molto bene e di allargare a tanti i benefici del Regno di Dio. Grazie per la Provvidenza che siete per molti nostri fratelli impoveriti dai disagi della guerra e dello sfruttamento dell’Occidente…Contiamo pure sulle vostre preghiere, forza principale, per testimoniare il Vangelo di Gesù e poter offrire a tutti la vera libertà.

Grazie di tutto cuore a tutti gli offerenti. Ci pensi il Signore a ottenervi il centuplo.

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