Sommacal p. Raimondo

Missionario Saveriano

Nato a Antole il 14.10.1943

 

Partito nel 1980 per la Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), successivamente ha operato nelle diocesi di Bukavu, Uvira, Kasongo, Goma e Kinshasa.

 

Ricorda i suoi primi anni in missione..

            «Quegli otto anni passati a contatto con i giovani, tra campeggi e attività di oratorio, sono stati per me un periodo che amo considerare un “dono benedetto” di Dio. Poi partii finalmente per le missioni e mi ritrovai in Zaire, nella regione dei grandi laghi dell’Africa Centrale. Un mondo nuovo e stupendo, tutto da scoprire. Studiai la lingua, iniziai ad accostarmi alla gente e al suo mondo umano e spirituale. Scoprii i musulmani e l’Islam.. Incominciai a toccare con mano la povertà e le sue conseguenze. Esperimentai la violenza del potere dittatoriale nei fatti spiccioli della vita quotidiana della gente. Pian piano, mi si cominciò ad aprire davanti il mondo spirituale dei Bantu (la tribù che abita la regione del lago Kivu). Dovetti ricredermi e riconsiderare la mia visione del “mondo da civilizzare”, poiché scoprivo una cultura e una civiltà diverse, molto diverse da quelle occidentali, ma non meno reali. Il mondo della scienza, della tecnica, del consumismo, della comunicazione sta investendo questa civiltà come un torrente in piena. L’Africa d’oggi fa fatica ad orientarsi. Il mondo antico, frutto di saggezza e di equilibrio sociale, maturato nel succedersi delle generazioni, non tiene più e il nuovo non c’è ancora. L’africano vuole giustamente essere africano “autentico”, ma gli è necessario anche essere “moderno”: ma come? In questo mondo così in evoluzione, io mi ci trovo bene. Nel rispetto dell’identità più vera dell’africano, è entusiasmante poter apportare la proposta cristiana che “purifica, eleva, dà compimento” a quanto, nel corso dei secoli, la Provvidenza ha donato a queste genti.»

L’ etnocentrismo..

«Tra i tanti, c’è un problema  che mi pare particolarmente delicato e urgente: l’Africa è ammalata di etnocentrismo. C’è chi approfitta di questo, perché, suscitando tensioni e mettendo gli uni contro gli altri, quelle terre restano facile preda per lo sfruttamento neocolonialista. La situazione del continente africano, potenzialmente ricco, ma con i suoi figli nella miseria, è davanti agli occhi di tutti. A me il problema preme perché noi cristiani abbiamo il mezzo da proporre per una soluzione: è la fraternità, l’intesa, la collaborazione, la condivisione, il rispetto della persona umana e, in definitiva, la visione dell’uomo propria del cristianesimo. Qui, infatti, sta il segreto, perché inizi e faccia cammino la rinascita dell’Africa.»

 

Yaoundi, Camerun, 14 Ottobre 1996

La guerra è morte e sofferenza senza limite.

            «Vi scrivo dal Camerun, dove mi trovo per un convegno su “la formazione” in Africa, essendo ora Maestro dei Novizi. Il nostro centro è stato vittima anche se non gravissima del bombardamento su Bukavu, venti giorni fa: due bombe sul centro e 17 pallottole raccolte dentro alla casa delle suore, miracolosamente indenni. La nostra situazione è grave, di guerra. La guerra è morte e sofferenza senza limite. Anche alcuni sacerdoti della diocesi di Uvira sono stati uccisi. Il Vescovo è fuori diocesi e non può rientrate, essendo tutzi..

Il noviziato è circondato da un campo profughi: 8 mila persone. In casa abbiamo due sacerdoti ruandesi rifugiati, e una parte della casa è occupata dai servizi sanitari per i rifugiati. Ho visto anche con i miei occhi gli effetti delle mine anti-uomo poste alle sorgenti d’acqua, dove donne e bambini ne sono vittime.. Non dimenticateci, poiché la situazione che la gente vive è grave.

Vi comunico una grande gioia, affinché con me lodiate e ringraziate il Signore: il 26 settembre ho celebrato 25 anni di sacerdozio!»

Bukavu, 25 gennaio 2001

Quale domani?

            «Avrete saputo dell’uccisione di Kabila, ora tutto diventa ancora più confuso e difficile. Quale domani? Il Paese è in mano a nessuno; sbandati di ogni genere fanno quanto pare e piace, alla gente non resta che lottare per sopravvivere sperando in qualcosa di essenziale, ma che pare un sogno: la PACE. Non cessate di pregare per noi.»

L’essenziale..

«Sostenete l’Annuncio; il Vangelo è l’unica cosa essenziale e necessaria di cui siamo debitori al Mondo e che possiamo offrirgli affinché abbia la vita che cerca! La Provvidenza mi ha dato di vivere tante e così varie situazioni che non ho che da ringraziare.»

 

Uvira, 4 Giugno 2006

«Osservo ed ascolto»..

            «Da quasi un mese sono tornato in Congo: ringrazio la Provvidenza. Appena arrivato mi sono messo là dove il Vescovo mi chiede di impegnarmi: il centro pastorale, liturgico, catechistico. Lavoro con un giovane prete diocesano e una religiosa locale. Per ora sto guardandomi attorno ed ascolto.»

«Preferisco tornare tra la gente»..

«Il ritorno è portatore di attese cariche di emozioni e sorprese che danno senso alla giornata terrena. Dopo due anni di pausa in Francia e Italia, sono tornato in Congo. La Repubblica democratica del Congo è in pieno fermento elettorale: a fine luglio ci saranno le prime elezioni libere dopo quarant’anni. La popolazione è in attesa: forse è la volta buona, avremo la pace e la possibilità di avviare a pieno ritmo la ricostruzione del Paese.

I figli dei Paesi del continente Africa amano vivere, comunicare, condividere. Le comunità cristiane, sotto la guida dei Vescovi, sono in prima fila nell’impegno. Le Messe sono piene di gente: è una festa. Dalla Messa, i cristiani escono con una consegna: insieme costruiamo un Congo nuovo dove sia bello vivere. Fiducia in se stessi e coraggio nel voler capire, responsabilizzarsi, agire. In Francia, in Italia, ho sentito tanti discorsi sull’Africa. Ho partecipato a tanti incontro con scambi, discussioni, suggerimenti (tanti!), assunzione di impegni per essere di aiuto. Mi sono detto: “Qui è bene, ma io preferisco tornare a vivere con la Gente della regione dei Grandi Laghi, all’est della Repubblica democratica del Congo, nel martoriato Kivu”. Qui sono arrivato la prima volta il 7 settembre 1980; qui sono tornato in questi giorni e mi sento bene.

Nutro un desiderio: essere di aiuto nel costruire persone, perchè il Congo, per essere nuovo, ha bisogno di uomini nuovi. L’educazione è via maestra per la formazione delle persone e premessa essenziale per uno sviluppo vero e duraturo. Formare teste e cuori vuol dire creare le premesse per una società di riconciliazione, comunione e condivisione.»

Tutti all’opera!

«Se molti uomini di poco conto, in molti posti di poco conto, facessero bene cose di poco conto: la faccia della terra potrebbe cambiare». (Padre Raimondo cita G.Torelli)

«I vostri fratelli hanno bisogno, tornate a Casa»..

«E poi voi, figli di questo Continente: professionisti, studiosi, intellettuali, voi che vivete in Europa, America, Asia: tornate a Casa. I vostri fratelli hanno bisogno delle vostre competenze. E questo va detto con la forza del Vangelo ai preti che tardano a rientrare nelle loro comunità.»

Il Signore ripagherà..

«Chi fa la carità a un povero, fa un prestito al Signore, che gli ripagherà la buona azione» (Pr. 19,17)

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17 dicembre 2009

“…è stato un periodo lungo, faticoso ma anche bello, perché ho incontrato il sostegno di tante persone amiche. Sono qui, e la giornata è ben piena. La situazione non è buona e purtroppo i fatti annunciano giorni non facili…”

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