Soppelsa d. Bruno

Missionario Diocesano di Belluno-Feltre

Nato a Caviola il 11.06.1969

 

Da diacono ha fatto 2 mesi d’esperienza missionaria a Manila, nelle Filippine, nell’estate del 1993. È missionario in Costa d’Avorio dal 2001, a servizio dell’Arcidiocesi di Bouaké. Opera in ambito pastorale (catechesi, sacramenti, comunità di base..); sociale (adozioni a distanza, programma per i malnutriti, per gli handicappati, gli orfani, i malati di AIDS..), educativo (progetti di scuola serale per adulti, alfabetizzazione), e in progetti umanitari i più vari a seconda delle necessità.

 

2006

L’anello di congiunzione..

«Sono arrivato in Costa d’Avorio nel marzo 2001. La vita era buona, trascorreva serena, in un costante crescendo: le strutture sociali (acqua, luce, corrente, strade) stavano raggiungendo un po’ tutti i villaggi anche i più dispersi e isolati della savana. La gente viveva in pace, in armonia con i tanti immigrati (33%) provenienti dai Paesi della Surregione. Poi, d’improvviso, scoppia la guerra civile: da allora (19 settembre 2002), viviamo sotto il controllo della ribellione. Le autorità politico-civili, fuggite fin dai primi colpi di Kalachnikov, hanno lasciato la popolazione a se stessa. Scegliendo di restare, e cercando di aiutare tutta la popolazione rimasta senza distinzione alcuna, siamo riusciti a conquistarci la simpatia e il rispetto dei militari ribelli. Ci siamo così trovati, senza volerlo, ad essere l’unico anello di congiunzione tra la popolazione e tutti gli organismi internazionali e persone di buona volontà che avessero voluto far arrivare aiuti umanitari ai più bisognosi; grazie anche e soprattutto alla stretta e fraterna collaborazione con l’equipe della Missione Diocesana di Gorizia.

La nostra presenza in loco ha permesso a Unicef, Pam, Care, Croce Rossa e altre organizzazioni e privati di poter entrare in “zona ribelle” e, con il nostro sostegno logistico, di aiutarli non poco nel lavoro di assistenza umanitaria.»

«Il grosso problema un po’ di tutta la nostra zona è la mancanza d’acqua: le pompe sono quasi tutte in disuso e i rubinetti da tempo non ci regalano più una goccia. La gente è costretta a riempire le bacinelle nelle acque stagnanti, con tutti i problemi di malattie conseguenti. Le piste in terra rossa sono diventate quasi impraticabili, soprattutto nell’attuale stagione delle piogge.. Aspettiamo con ansia la fine della guerra e la ripresa della vita di un tempo. Se andiamo avanti così, tra non poco toccheremo davvero il fondo..»

 

Progetti in ambito sociale..

«Stiamo cercando di creare un’associazione che comprenda tutti i catechisti (una sessantina) della nostra Parrocchia; i quali, secondo uno statuto da loro formulato, possano gestire un magazzino per lo stockaggio dei vari prodotti agricoli di loro produzione e possano riuscire poi a poterli smerciare all’ingrosso al miglior offerente. È una maniera per aiutarli a renderli autonomi e autosufficienti una volta che noi missionari avremo lasciato la Parrocchia di Sakassou in mano a preti locali. Per la riuscita del progetto stiamo raccogliendo fondi per la costruzione del magazzino e per l’acquisto di un camion; seguiamo poi l’adozione a distanza di bambini di famiglie povere; poi un gran gruppo persone malnutrite; orfani di genitori malati di Aids; cerchiamo di inserire nel mondo del lavoro gli handicappati che si affidano a noi, e finora ci stiamo riuscendo; stiamo cercando di fare dei progetti di riparazione pompe d’acqua nei villaggi; aiutiamo per certe operazioni medicali urgenti; progetti rurali di alfabetizzazione serale; e tantissimi altri.. insomma, ce n’è per tutti i gusti.»

 

C’era una volta..

«C’era una volta, una piccolissima formica. Si ritrovò un giorno alla sommità del più alto “fromager” (lunghissimo e immenso albero ivoriano) dei nostri villaggi. Con il suo sguardo, poteva abbracciare tutto il “Paese Chiaro”, e d’orgoglio il suo piccolo petto si gonfiò. Disse: “Sono gigante”. Si sbagliava la piccola formica, era il “fromager” ad essere gigante.

Un giorno, inaspettatamente e improvvisamente, l’uragano del Shael soffiò, e ben prima che la formichina potesse realizzare quello che le stava per accadere, si ritrovò ai piedi del “fromager” che aveva un tempo dominato. Comprendendo il suo dolore, mormorò: “Non sono nulla”. Un lombrico che passava per di là, la vide, se ne impossessò e ne fece un piccolo ma delizioso pasto, e continuò il suo cammino» (Soundjata lion du Manding, pag. 51-52, ed. CEDA, Laurent Gbagbo).»

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2010

 

“…qui a Bangkok oggi piove e ho appena smesso di studiare la lingua Thai per oggi. Sono al quarto mese di scuola e già si comincia a scrivere le prime frasi… sembra quasi un miracolo… tutti questi segni strani…

Ma mi ci vorrà ancora più di un anno prima di poter parlare e scrivere  abbastanza da farmi capire.

Vivo nel centro della capitale Thailandese, assieme ad altri sacerdoti,  al 5 piano di un’università per infermieri, a fianco dell’Ospedale Cattolico di St. Louis, in Sathon Road.

Quando avrò finito il tempo dello studio (mi dicono ci vorranno quasi 2 anni), raggiungerò l’equipe Missionaria del Triveneto, nella Missione di Chae Hom, al nord, distretto di Lampang.

Qui sono presenti 3 sacerdoti già da 12 anni (chi più chi meno) e stanno facendo un grande lavoro di evangelizzazione e di promozione umana in mezzo alla gente povera delle montagne… non certo le nostre Dolomiti, ma… molto, molto affascinanti!

Durante le vacanze di Natale ho avuto la fortuna di andare nella Missione di Chae Hom  per una settimana, approfittando della pausa scolastica.

Ho respirato per un po’ “aria di futuro” nella splendida realtà nella quale, volendo Iddio, andrò a vivere e operare.

Nella parrocchia di Chae Hom, i missionari seguono una 40ina di villaggi (di differenti tribù, scappate da guerre e persecuzioni dalle Nazioni confinanti: Myanmar, Laos, Cambogia, Vietnam e Cina) , sparsi in mezzo alle montagne.

Strade ripide in getto di cemento, a volte in terra rossa ( impraticabile con l’arrivo della stagione delle piogge) inghiottite dal verde bambù; luoghi impervi e davvero isolati, pur incastonati in un ambiente straordinario.

La gente è povera e vive in case di legno, vere e proprie palafitte.

Ha lineamenti sciupati, vive in condizioni ridotte all’essenziale, problemi d’acqua, a volte di cibo, mancanza di scuole, di prospettive per il futuro: è davvero provvidenziale la presenza dei nostri missionari lassù, in mezzo a quelle alte montagne, sperdute e lontane. Sarò davvero fiero di poter far parte, un giorno, di quell’equipe.

Ogni giorno i nostri missionari cercano di raggiungere le comunità e animarle con l’aiuto di un catechista del posto (che spesso deve fare da interprete e tradurre dal Thailandese nella lingua parlata dalla tribù): animazione pastorale in particolare per la piccola comunità cristiana; ma anche ascolto di quelli che sono i bisogni quotidiani di tutta la gente del villaggio, per lo più Buddista.

Proprio per questo i missionari sono ben voluti e stimati da tutti, anche dalle Istituzioni e dagli stessi Monaci: perché si fanno tutto a tutti, senza differenze,  proprio come faceva Gesù.

Sparsi nei fondovalle della parrocchia, edificati in punti strategici, ci sono anche 5 centri per giovani studenti: i ragazzi delle famiglie povere delle montagne qui trovano la possibilità di avere un rifugio vicino ad una scuola media o superiore. Qui mangiano, studiano, dormono, fanno lavori manuali, pregano. Vengono inoltre seguiti dai sacerdoti e aiutati a crescere umanamente e indirizzati ad un futuro ricco di possibilità…”

“…con l’arrivo di me e altri 2 missionari, il Vescovo della Diocesi di Chiang Mai ha proposto di “aprire” un’altra parrocchia un po’ più a sud, a Lampang: dove ci sono molte fabbriche e cristiani… senza “pastori” che li possano seguire. Anche tanti dei giovani che finiscono la scuola nei centri di cui sopra vanno a lavorare proprio qui, a Lampang e in zone limitrofe.

Ecco quindi l’importanza di una nuova presenza dell’equipe del Triveneto in questa zona trascurata ma ricca di “anime” da accompagnare ed incoraggiare…  rischierebbero di venir riassorbiti dal nulla quotidiano e dal rinsecchimento della loro fede.

Stiamo ancora cercando un appartamento, un posto semplice dove abitare e iniziare questa presenza silenziosa ma importante. Confidiamo anche nell’aiuto dei tanti amici di Belluno.

2011

 

“…oramai e’ da poco più di un anno che mi trovo a Bangkok per lo studio della lingua e sono davvero contento di come il tutto sta proseguendo; felice di essere qui in questa terra Thailandese in un’avventura che sento entusiasmante e ricca della “presenza” di tutti quanti voi.  La lingua comincia ad ingranare: riesco a capire e a farmi capire. Dico anche  la messa in Thailandese e già posso dare , nel mio piccolo, un mio primo aiuto pastorale  ai sacerdoti dell’ospedale in cui vivo, sostituendoli nella celebrazione eucaristica quando hanno impegni fuori città: per me questo e’ già un grande passo avanti e un’ulteriore iniezione di fiducia per il futuro. Verso la fine di settembre dovrei iniziare la mia attività vera e propria con ogni probabilità nella parrocchia di Chae Hom, assieme ad altri 2 sacerdoti dell’equipe Fidei Donum del Triveneto: don Bruno Rossi e don Attilio De Battisti entrambi inviati dalla Diocesi di Padova. Dico probabilmente, dal momento che da pochi mesi il Vescovo di Chiang Mai, visto il numero in crescente aumento dell’equipe Triveneto, ci ha affidato in cura la parrocchia di Lamphun (una città che ancora non aveva nessuna presenza Missionaria stabile) dove al momento di ci sono gli amici don Pietro Melotto (Diocesi di Vicenza) e don Giuseppe Berti (Diocesi di Verona). Staremo a vedere. Nei giorni scorsi ho potuto recarmi in Missione a Chae Hom, al nord della Thailandia, in occasione degli esercizi spirituali e della visita del mio parroco don Bruno de Lazzer. Ho potuto per l’occasione rituffarmi in alcuni dei 44 villaggi che seguiamo e di riavvicinare i volti provati  ma estremamente dignitosi  di tante persone che già avevo incontrato: malati, anziani, giovani, catechisti, bambini…  Davvero il tema quaresimale “Ascolta il povero, e lasciati guidare” trova il suo vero senso nell’incontro dello sguardo di quelle persone meravigliose. Più vivo a contatto con loro e più ho l’impressione di essere come un bambino a cui vengono aperti sempre nuovi orizzonti e a cui viene comunicata la fede in modo nuovo, libero, semplice e vero. Oltre alla quotidiana e puntuale attività  pastorale – catechetica, la nostra equipe Missionaria deve far fronte a diverse difficoltà sociali a cui cerchiamo di poter rispondere concretamente nella misura del possibile (grazie in primo luogo all’aiuto dei benefattori): prima fra tutte, l’attenzione all’istruzione e alla formazione dei ragazzi e giovani di ogni villaggio affidatoci. In questa Quaresima di solidarietà, vorrei in particolare proporre alla vostra attenzione il villaggio di Maeme, del gruppo etnico degli Akha dove risiedono una quindicina di famiglie tutte provenienti dal Myanmar (ex Birmania). Il villaggio dista da Chae Hom quasi due ore di fuoristrada: nel periodo delle piogge però e’ quasi impossibile raggiungerlo. I ragazzi delle elementari vanno a scuola nel villaggio più vicino di Lawsu (percorrendo una strada lunga e difficile, specialmente nella stagione delle piogge). Per lo studio delle medie vengono accolti nel Centro della Missione. Vorremmo aiutare i circa 30 ragazzi del villaggio di Maeme a frequentare la scuola dando loro il necessario per il trasporto, i sussidi e le divise scolastiche, di aiutare le famiglie quando il riso quotidiano non e’ sufficiente e quando capitano situazioni di emergenza (malattie, ricoveri all’ospedale), problemi per loro molto seri e a volte insolubili. Oltre ad assicurare loro istruzione, alimentazione e salute si cerca anche di offrire una proposta spirituale cristiana, promotrice della dignità della persona e della comunità. Confido ancora una volta nella vostra sensibilità e senso di solidarietà che mai e’ venuto meno in tutti questi anni. Fin da ora il mio e il loro grazie per tutto quello che farete…”

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